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Ritorno alla routine familiare e ultimi compiti da fare: come aiutare i propri figli?

lunedì, settembre 1st, 2014

Tocca a tutti prima o poi tornare dalle ferie e settembre è il mese più difficile non solo per chi ritorna al lavoro, allo stress quotidiano, ed ai problemi ma anche per i propri figli. Hanno avuto mesi di libertà, sole e divertimento e sicuramente grazie anche al vostro aiuto o autonomamente, hanno quasi finito i compiti delle vacanze ma tra pochi giorni li aspetta il ritorno a scuola, ore chiusi in una classe, ascoltare le lezioni, interrogazioni in vista e gestione dei rapporti con i propri compagni e con i professori insomma anche per i nostri figli settembre può essere un mese stressante. Per non parlare poi di chi invece sta per fare gli esami di riparazione e studia già in modo intenso da qualche settimana oppure di chi si appresta ad iniziare un nuovo ciclo di studi

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Come possiamo aiutarli?

1. Il primo consiglio che mi sento di darvi è quello di strutturare una routine familiare nelle settimane prima dell’ingresso a scuola in modo da aiutare i vostri figli ad abituarsi ai ritmi di città. La mattina i compiti poi pranzo ed il pomeriggio, se potete, inserite qualche attività che li possa interessare e che possa essere vicina a ciò che studiano ( es. visita ad un museo, orto botanico, cucinare con voi …) magari da fare insieme a voi o ai nonni.

2. Comprendeteli se sono un po’ nervosi o più capricciosi, capita anche a voi di essere intrattabili al ritorno al lavoro? aiutateli a trovare qualcosa che gli piace in ciò che fanno.

3. Questo consiglio per me è valido sempre: quando i vostri figli studiano se li aiutate e seguite, non vi sostituite a loro per nessun motivo ma assumete la funzione di collegamento con il mondo reale, con l’esterno. Fare  collegamenti con film, musiche, libri o storie familiari li aiuta a fissare i concetti e rende lo studio più vivo! non vi spaventate di “perdere tempo” lo studio è un piacere e non solo una performance da eseguire! Aiutateli a crescere!

4. Non sminuite mai la quantità di studio che hanno da affrontare. “Qualche paginetta” per voi, per loro potrebbe essere una montagna insormontabile soprattutto se sono alle elementari ed ancora non sono abituati ai compiti. Aggiungete poi che vengono dai mesi estivi in cui hanno trascorso davvero poco tempo seduti, concentrati e in silenzio a svolgere un’attività.

5. Guardate i vostri figli per chi realmente sono, considerando le loro tappe di sviluppo ed il loro carattere: non potete pretendere che ripeta la lezione come voi facevate a scuola perché i vostri ricordi risalgono al periodo degli ultimi anni di scuola per cui verosimilmente a quando avevate diciotto anni! Accogliete invece i loro progressi e partite da ciò che interessa loro! (questo è il mio mantra!)

Problemi scolastici in adolescenza

lunedì, ottobre 1st, 2012

“Un pensiero legato ad una tautologia: se si va bene a scuola vuol dire che si è bravi, e questo giudizio non ha bisogno di altre conferme; se si va male, non c’è nulla di lui o di lei che possa  salvarsi”.

P.Crepet

Questo concetto ben espresso dalle parole di Crepet esprime quel senso di disagio che alcuni genitori provano nel momento in cui entrano in una realtà condizionata quasi esclusivamente dal successo scolastico. Spesso basta un calo del rendimento o un brutto voto per determinare un clima di tensione in casa e forti preoccupazioni in famiglia. I genitori si sentono traditi e giudicati attraverso le pagelle dei propri figli. Percepiscono quei voti come un giudizio umiliante e definitivo su di essi che si ripercuote anche su di loro. Diventa una sconfitta personale.

In realtà c’è da distinguere tra ciò che il ragazzo è, ed il suo comportamento. “I giudizi, determinano sui ragazzi e le ragazze più fragili e in difficoltà, veri e propri disastri nei processi di autostima, con ricadute negative sulla crescita equilibrata e serena delle persone”. (F.Dell’Oro)

Da questo momento iniziano i consigli e le soluzioni al problema, inizia a cambiare la percezione verso il ragazzo o la ragazza che “prima era tanto bravo” e che ora a mala pena riesce  a stare al passo.

Si vuole risolvere il problema in tempi brevi, cercando ricette per risolvere le difficoltà. “Basta che ti impegni e vedrai! Smetti di stare sempre su Facebook ed i tuoi voti miglioreranno!”

L’aspetto emotivo nell’apprendimento

Purtroppo non sempre le soluzioni cognitivamente più giuste e logiche sono le più efficaci, perchè non tengono conto delle emozioni legate al processo di apprendimento. Lentamente i consigli diventano modi per comunicare con il proprio figlio, ripetitivi e inascoltati, perchè non parlano delle emozioni  che bloccano il processo di apprendimento, ma di azioni pratiche, se pur giuste e potenzialmente efficaci.

La paura di non farcela, il senso di frustrazione dopo una sconfitta,  l’autostima che crolla e la disillusione nella possibilità di superare l’ostacolo, la rabbia verso i professori, i genitori e se stessi, la noia e l’apatia che iniziano a serpeggiare e minare la motivazione fino a che non si preferisce lasciar stare, cambiare scuola, farsi bocciare o nei casi limite abbandonare la scuola.

Prestazione o crescita?

Talvolta per alcuni genitori è difficile accettare le difficoltà nel rendimento scolastico proprio perchè tutto il sistema scuola è orientato alla prestazione e non alla crescita. Alcuni ragazzi hanno bisogno di più tempo rispetto ad altri, hanno necessità di affrontare certi argomenti in modo più lento e approfondito di altri perchè non sempre tutto riesce subito.

Questo aspetto di miglioramento e crescita delle capacità di studio, logiche e di esposizione, spesso non viene minimamente preso in considerazione. Il ragazzo deve essere bravo da subito, per l’equazione che c’è tra studio e rendimento, ma non sempre questo discorso logico è così lineare perchè si dimentica una parte fondamentale della vita del ragazzo ovvero il suo mondo interiore, il modo in cui percepisce e vive il mondo e soprattutto il fatto che sta crescendo.

La variabile tempo

Mi è capitato spesso nella mia esperienza con adolescenti di avere la sensazione che il lavoro che stavo facendo non avesse riscontri immediati, invece i risultati si iniziavano ad ottenere con il tempo e la costanza, se pur non si vedessero cambiamenti nel breve periodo. A questo fenomeno ho sempre associato il processo di crescita, la necessità di accogliere e sperimentare nuovi metodi di studio, di far spazio alle sconfitte come naturale processo di apprendimento ed il tempo per rafforzare la propria autostima sperimentando la propria autoefficacia.

Sì perchè il più delle volte i ragazzi hanno bisogno di sostegno e accoglienza ma ad un certo punto del percorso vogliono far da soli, camminare con le proprie gambe e sperimentare da soli ciò sono in grado di fare.

Per questo incoraggio sempre i genitori ad avere pazienza ed a credere nel processo e non tanto nel risultato e nella prestazione, perchè altrimenti ci si ritrova con ragazzi che pur di far felici i genitori o di evitare una sgridata o una punizione falsificano i voti, copiano i compiti o dicono bugie. Strumenti efficaci per un certo periodo ma che sicuramente non fanno crescere!

Imparare ad imparare

mercoledì, novembre 23rd, 2011

Chi l’ha detto che esiste solo un modo giusto per apprendere? spesso agli studenti viene detto “non ha metodo di studio…” ma raramente gliene viene spiegato uno. Come se il metodo di studio si apprendesse spontaneamente a forza di studiare…

Ma chi ci insegna a imparare?

Nella mia lunga esperienza a contatto con studenti e con i loro problemi di studio, ho sempre cercato di tenere in conto il rapporto che ciascuno dei ragazzi ha con i libri: come si organizza lo studio – se si organizza – che strategie adotta, cosa preferisce fare quando studia: sottolineare, leggere straiato sul letto, ripetere ossessivamente finchè non ha memorizzato, fare degli schemi o studiare tutto all’ultimo momento?

Ovvero la prima fase è proprio quella di ricognizione. Chi ho di fronte a me? Che aspettative, motivazioni, desideri ha nei confronti di ciò che studia e soprattutto di chi gli insegna? Chi sono i suoi compagni di avventura? che clima c’è intorno a lui/lei?

Questi aspetti sono per me fondamentali nel momento in cui si apprende: il sistema di valori, atteggiamenti, emozioni che ruotano intorno alla scuola e all’apprendimento in generale sono un ottimo materiale di base per cominciare a conoscersi.

Solitamente i ragazzi mi guardano come se fossi strana perchè faccio loro domande e non do risposte, non impongo un “DEVI FARE COSì” ma propongo di sperimentare. Inizialmente, per alcuni può essere difficile accettare l’idea che non è questione di non comprensione di un argomento, di mancanza di spiegazione quanto piuttosto di modalità poco adatta di approccio al problema, cadono più volte sul loro desiderio di affacciarsi allo studio così come viene, leggo e va bene così… con tanta fretta!

Tendenzialmente riflettere sul proprio metodo di studio permette anche di aprire una strada verso una maggiore consapevolezza del proprio stile di apprendimento e conoscere il proprio stile di apprendimento può essere facilitante perchè permette ai ragazzi di usare canali più semplici per affrontare i problemi. Riconoscere il proprio stile di apprendimento però non significa appiccicarsi addosso un’etichetta difficile da togliere, quanto piuttosto scoprire qualcosa di più di sè e in caso allargare il proprio orizzonte di possibilità.