Cos’è la Videoterapia

novembre 22nd, 2012

Il Prof. Oliviero Rossi, che da anni si interessa di uso del video nella relazione terapeutica, nel suo videoblog spiega in modo chiaro quali siano le possibilità che il lavoro con l’immagine all’interno della relazione d’aiuto offre.

Il video e la fotografia, in questa chiave di lettura, diventano un’”impronta di noi stessi nel mondo” con la quale possiamo creare un dialogo rendendo viva l’immagine  in due dimensioni della foto e creando uno scambio tra noi stessi e la nostra immagine nel video. Tutto ciò avviene grazie ad una discrepanza temporale tra il me stesso nell’immagine e il me stesso che guarda. La dimensione temporale allora diventa fondamentale per creare quella distanza che permette alla persona di rivedersi e di ricontattare parti di esistenza, di “assaporare” qualcosa di se stessa.

Questi contributi permettono di comprendere più efficacemente quanto possa essere utile lavorare con le immagini in diversi contesti, da quello della scuola, permettendo agli adolescenti di rivedersi nella propria crescita, al mondo degli adulti che rivedendosi possono accogliere parti di sè non prese in considerazione e non valorizzate. Il video, allora, assume la funzione di “attivatore” di emozioni e permette, all’interno della relazione terapeutica di accogliere la ricchezza delle diverse parti di noi stessi.

Video tratti da: http://www.oliviero-rossi.net/

Problemi scolastici in adolescenza

ottobre 1st, 2012

“Un pensiero legato ad una tautologia: se si va bene a scuola vuol dire che si è bravi, e questo giudizio non ha bisogno di altre conferme; se si va male, non c’è nulla di lui o di lei che possa  salvarsi”.

P.Crepet

Questo concetto ben espresso dalle parole di Crepet esprime quel senso di disagio che alcuni genitori provano nel momento in cui entrano in una realtà condizionata quasi esclusivamente dal successo scolastico. Spesso basta un calo del rendimento o un brutto voto per determinare un clima di tensione in casa e forti preoccupazioni in famiglia. I genitori si sentono traditi e giudicati attraverso le pagelle dei propri figli. Percepiscono quei voti come un giudizio umiliante e definitivo su di essi che si ripercuote anche su di loro. Diventa una sconfitta personale.

In realtà c’è da distinguere tra ciò che il ragazzo è, ed il suo comportamento. “I giudizi, determinano sui ragazzi e le ragazze più fragili e in difficoltà, veri e propri disastri nei processi di autostima, con ricadute negative sulla crescita equilibrata e serena delle persone”. (F.Dell’Oro)

Da questo momento iniziano i consigli e le soluzioni al problema, inizia a cambiare la percezione verso il ragazzo o la ragazza che “prima era tanto bravo” e che ora a mala pena riesce  a stare al passo.

Si vuole risolvere il problema in tempi brevi, cercando ricette per risolvere le difficoltà. “Basta che ti impegni e vedrai! Smetti di stare sempre su Facebook ed i tuoi voti miglioreranno!”

L’aspetto emotivo nell’apprendimento

Purtroppo non sempre le soluzioni cognitivamente più giuste e logiche sono le più efficaci, perchè non tengono conto delle emozioni legate al processo di apprendimento. Lentamente i consigli diventano modi per comunicare con il proprio figlio, ripetitivi e inascoltati, perchè non parlano delle emozioni  che bloccano il processo di apprendimento, ma di azioni pratiche, se pur giuste e potenzialmente efficaci.

La paura di non farcela, il senso di frustrazione dopo una sconfitta,  l’autostima che crolla e la disillusione nella possibilità di superare l’ostacolo, la rabbia verso i professori, i genitori e se stessi, la noia e l’apatia che iniziano a serpeggiare e minare la motivazione fino a che non si preferisce lasciar stare, cambiare scuola, farsi bocciare o nei casi limite abbandonare la scuola.

Prestazione o crescita?

Talvolta per alcuni genitori è difficile accettare le difficoltà nel rendimento scolastico proprio perchè tutto il sistema scuola è orientato alla prestazione e non alla crescita. Alcuni ragazzi hanno bisogno di più tempo rispetto ad altri, hanno necessità di affrontare certi argomenti in modo più lento e approfondito di altri perchè non sempre tutto riesce subito.

Questo aspetto di miglioramento e crescita delle capacità di studio, logiche e di esposizione, spesso non viene minimamente preso in considerazione. Il ragazzo deve essere bravo da subito, per l’equazione che c’è tra studio e rendimento, ma non sempre questo discorso logico è così lineare perchè si dimentica una parte fondamentale della vita del ragazzo ovvero il suo mondo interiore, il modo in cui percepisce e vive il mondo e soprattutto il fatto che sta crescendo.

La variabile tempo

Mi è capitato spesso nella mia esperienza con adolescenti di avere la sensazione che il lavoro che stavo facendo non avesse riscontri immediati, invece i risultati si iniziavano ad ottenere con il tempo e la costanza, se pur non si vedessero cambiamenti nel breve periodo. A questo fenomeno ho sempre associato il processo di crescita, la necessità di accogliere e sperimentare nuovi metodi di studio, di far spazio alle sconfitte come naturale processo di apprendimento ed il tempo per rafforzare la propria autostima sperimentando la propria autoefficacia.

Sì perchè il più delle volte i ragazzi hanno bisogno di sostegno e accoglienza ma ad un certo punto del percorso vogliono far da soli, camminare con le proprie gambe e sperimentare da soli ciò sono in grado di fare.

Per questo incoraggio sempre i genitori ad avere pazienza ed a credere nel processo e non tanto nel risultato e nella prestazione, perchè altrimenti ci si ritrova con ragazzi che pur di far felici i genitori o di evitare una sgridata o una punizione falsificano i voti, copiano i compiti o dicono bugie. Strumenti efficaci per un certo periodo ma che sicuramente non fanno crescere!

Dialoghi con il corpo

luglio 1st, 2012

“Osservava Lindgard con grande interesse. Era attratto da quel non so che di inafferrabile. Una linea, un solco, forse la forma degli occhi, la piega delle palpebre, la curva delle guance, quel piccolo tratto che non è uguale in due facce del mondo, che in ogni faccia è la base dell’espressione, come se, essendo tutto il resto eredità, mistero o caso, solo esso fosse stato plasmato consapevolmente dall’animo interiore”. J. Conrad

Si dice che quando arriva il caldo risvegliamo il nostro corpo, ci accorgiamo di averlo e cominciamo ad ascoltarlo. Su tutti i mezzi di comunicazione inizia il tam tam dell’estate, la ricerca della perfezione, la caccia alle imperfezioni ed iniziano gli sguardi di traverso allo specchio, i confronti con i corpi degli altri, le prime esposizioni al sole. Il corpo si trasforma in un’immagine da mostrare agli altri più o meno felicemente, costantemente a confronto con immagini di donne e uomini perfetti, per lo più modificate e rese perfette dal computer che tutto appiattisce e rende uniforme.

Dialogare con il corpo allora diventa importante, nella misura in cui sento il bisogno di riappropriarmi delle mie sensazioni corporee per far incontrare il corpo ideale, immaginato e desiderato con il proprio corpo quello che se amato brilla di una luce personale. Il corpo, diventa allora un “luogo” narrativo che rivela e lascia immaginare il romanzo di una vita, che ci permette di dare valore alla nostra esperienza, a noi stessi nella nostra unicità e irripetibilità, non più dentro immagini stereotipate di come dovremmo essere ma autenticamente noi nella nostra pelle.

L’arteterapia in questo percorso ci aiuta ad esprimere questo dialogo interiore, ci permette di poterlo tessere e realizzare sulla nostra figura per riscoprirci interi e vivi.

Mettere i confini: condivisi tra i genitori, condivisi con i propri figli, confini che servono a crescere

giugno 18th, 2012

Mi ritrovo ancora una volta ad affrontare il tema dell’adolescenza, temuta dai genitori ma inevitabile tappa di crescita dei propri figli. Ovviamente cambia il modo di viverla da persona a persona, anche noi, in questo momento se facciamo mente locale al periodo tra i 13 e i 18 anni probabilmente avremo ricordi differenti, emozioni più o meno contrastanti.

Eppure il periodo dell’adolescenza va affrontato in un modo o nell’ altro anche dai genitori che spesso si trovano a subirlo,  in un ciclone di emozioni che li mette alla prova nuovamente, proprio nel momento in cui si sentivano padroni del loro ruolo genitoriale.

Spesso mi capita di incontrare genitori che si trovano di fronte a comportamenti “strani” dei loro figli: improvvisi cambiamenti d’umore,  lontananza emotiva e fisica che i ragazzi pongono con i propri genitori, il linguaggio che cambia … Il mondo dei propri figli si allontana diventando incomprensibile e spesso molto lontano dai ricordi che i genitori stessi hanno della propria adolescenza.

In questa fase anche il nucleo genitoriale può entrare in crisi, la coppia può affrontare in modi differenti le reazioni dei figli: provando a fare il genitore-amico, irrigidendosi sulle proprie posizioni, cercando il dialogo, accettando tutto pur di evitare lo scontro…etc. Spesso le reazioni materne e paterne sono in conflitto ed uno dei due genitori si allea con il figlio entrando inevitabilmente in conflitto con il proprio partner, qui ovviamente si aggiunge il problema della presenza di due linee genitoriali in conflitto.

Per esempio se uno dei due genitori pone una regola ma l’altro non la fa rispettare perchè non la condivide, ai figli arriva un messaggio contrastante ed aggirare la regola diventa molto più facile. La conseguenza è che iniziano a mancare i confini ovvero il limite entro il quale il comportamento dei figli si può muovere.

In questa fase i confini e le regole, oltre che fatti rispettare, è importante che siano condivisi con i propri figli e non imposti, proprio perchè a quest’età i ragazzi stanno sviluppando le prime capacità decisionali, perciò confrontandosi con loro e lasciandoli liberi di decidere come attuarli può essere un’ottima occasione di crescita.

Ma in adolescenza i confini devono essere rispettati da entrambe le parti. I figli infatti, nel processo di crescita, hanno bisogno di porre dei confini per potersi distaccare dalla famiglia e creare la propria identità.

Necessitano perciò che una parte della loro vita e del loro spazio interno ed esterno sia solo loro e non più conosciuto nei più intimi dettagli dai propri genitori.

 

 

 


maggio 3rd, 2012

Ritorno alla Meraviglia

febbraio 28th, 2012

Carissimi!

Vi annuncio che è nato LAB FACTORY una collaborazione già collaudata tra

l’Atelier Creatività e Benessere e Contatto Creativo.

Un incontro esplosivo di passioni che ci porta ad entrare nel mondo della Meraviglia, ad esplorare quei luoghi interni che ci fanno sentire bene, ricaricare e tornare ad affrontare la settimana con una marcia in più!

Per questo vi proponiamo una giornata per esplorare nuovi modi per conoscersi e divertirsi all’insegna della Meraviglia!

SABATO 10 MARZO 2012

10.00 -18.30

VIA AGOSTINO BERTANI 22 

(TRASTEVERE – PIAZZA SAN COSIMATO)

60.00 €  materiali inclusi

per prenotare:

info@ateliercreativita.com

miletic.gaia@yahoo.it

tel.   339 48 54 232 /  349 52 32 070

 

Video-Pittura intuitiva: un incontro creativo

febbraio 13th, 2012


Gaia Miletic e Marianne Cordier

Marianne Cordier (sx) e Gaia Miletic (dx)


 

Intervista a cura di

Francesca Di Macco

 

Perché video e pittura insieme?

Ci interessava esplorare le differenze tra due linguaggi: l’analogico e il digitale.

La Pittura è un linguaggio legato alla manualità, allo sporcarsi. È coinvolgente perché quasi non c’è distanza tra la mano e la tela sulla quale si sta dipingendo. Il contatto è diretto, si è nell’intimità della propria creazione ed emozione.

La pittura, inoltre, nell’immaginario delle persone è legata alla tradizione, a canoni estetici ben definiti nelle varie epoche, alla storia dell’arte e al genio artistico. Per alcuni è quasi un mezzo irraggiungibile di espressività creativa.

Nella Pittura Intuitiva, invece il processo è scollegato da tutto ciò ma è un mezzo per esprimere ciò che si è.

Il Video, nell’immaginario delle persone è collegato a qualcosa di quotidiano, al cinema alla tv, alle pubblicità che inondano le nostre vite.

È coinvolgente, ma allo stesso tempo per arrivare al prodotto finale ho bisogno di spazi di ragionamento e di decisione collettiva che nella Pittura Intuiva non ci sono, perciò in questo senso i due strumenti si integrano perfettamente.

Nell’esperienza della giornata in che modo il video è a servizio della pittura e viceversa?

Nel processo di Video Pittura Intuitiva c’è in gioco un aspetto di libera espressione che poi si affina e raffina nel corso della giornata. I due linguaggi creativi si integrano l’uno con l’altro permettendo alle persone di sperimentare prima una processo individuale e intimo e successivamente un momento di condivisione, messa in comune e di nuovo creazione.

Il processo infatti è continuo. La Pittura Intuitiva ha come culmine finale un lavoro di condivisione nel quale si ha la possibilità di raccontare la propria esperienza, il proprio lavoro e le proprie emozioni trasformando tutto ciò in una storia che diventa non più solo di chi l’ha vissuta ma anche di chi ha partecipato nell’ascoltarla.

Si crea così uno spazio di possibile creazione collettiva grazie all’alleanza che si è stabilita tra i partecipanti. Il lavoro del team è facilitato dalla condivisione. È come se creiamo una distanza tra noi e il nostro lavoro di pittura, torniamo al linguaggio e usciamo dal processo creativo per poterlo guardare e dargli parole.

In che modo il video amplifica l’esperienza più intimistica della pittura?

Da questo momento, perciò, si passa da uno spazio di creatività individuale ad uno collettivo. Le risorse emerse vengono rimesse in gioco assieme alle risorse degli altri. Ogni risorsa si intesse nella trama dell’altro che non è più solo un compagno di condivisione ma anche un partner creativo che ha qualcosa da darci ed al quale anche noi abbiamo qualcosa da dare. Qui c’è la sintesi creativa di hegeliana memoria. Anche lo spazio creativo si amplia e si può uscire fuori dai limiti dello spazio fisico dati dalla tela ed esplorare lo spazio intorno a sé. Si condividono le ricchezze e si impara a rispettare l’universo dell’altro. Ci si accorge di far parte di un universo più ampio.

L’altro ci permette di andare dove non saremmo mai andati e questa è un’opportunità fantastica.

Qual è l’importanza di passare da uno “dentro” (la pittura) a tanti “fuori”(il video)? 

Si passa da un’iniziale contatto profondo con se stessi legato anche al piacere, e si giunge a portare la  propria sperimentazione fuori da sé.

Il video accumuna tutti e li rende partecipi di una realtà condivisa.  Si interagisce prima con sé e poi con l’altro. Si contatta il proprio mondo e poi lo si condivide con quello degli altri. È importante poter passare da un livello interiore e profondo ad un lavoro collettivo perché ci permette di confrontarci e di arricchire il nostro spazio creativo con le risorse messe in comune dagli altri. Il confronto, inoltre ci permette di valorizzare il nostro mondo interiore grazie ad un clima di non giudizio e di libera espressione creato nel processo.

Perchè l’audio?

Perchè la narrazione si amplifica e privilegiando un canale spesso poco usato il filo della narrazione si dipana e si intreccia ancora tra le persone che creano insieme una storia dalle storie.

Per ascoltarlo  cliccare sul titolo:

La corsa

Perché partecipare?

  • Per trovare lo spazio adeguato per esprimersi sperimentando diversi canali creativi, incontrare persone che condividono lo stesso interesse per il proprio mondo creativo oppure persone nuove e diverse da me.
  • Imparare cose nuove facendo un’esperienza di crescita personale.
  • Per conoscere mezzi espressivi poco familiari, risvegliare la mia vita creativa che nella quotidianità ha poco spazio.
  • Regalarmi un tempo per me, per la mia crescita fuori dai doveri e dagli impegni.
  • Divertirsi senza pensare alla propria performance e al risultato della propria prestazione.

Nostalgia: confronto tra un presente svalutato e un passato idealizzato

febbraio 6th, 2012

 

Immagine anteprima YouTube

Vorrei partire da questa citazione dell’ultimo film di Woody Allen, non uno dei suoi più riusciti, ma in ogni caso utile per questo messaggio che ci lascia.

Esiste un’epoca d’oro o siamo noi che tendiamo a voler vedere il passato come un ideale di benessere?

Stiamo insegnando ai ragazzi ad avere una visione negativa del presente in cui tutto è sbagliato? Leggo le loro riflessioni sull’attualità e sul mondo e mi rendo conto che pongono sempre un confronto con il passato, un passato che non conoscono ma che gli viene trasmesso e raccontato come molto più facile.

Vero. Per certi versi lo era. Più facile, forse. I rapporti, la velocità, le informazioni. Non so.

Quello che mi stupisce e che spesso noto è che molti adolescenti già sono negativi sul futuro, già bloccano i loro sogni perchè imparano troppo presto che non si possono realizzare.

Allora quanto siamo responsabili noi di questa visione.

Per me è fondamentale aiutarli a confrontarsi con il presente e con ciò che hanno dentro, con i loro desideri, ansie e sogni.

Stiamo crescendo la generazione di domani, è necessario fare in modo che guardino il mondo con i loro occhi, che possano sperare e trovare le energie per trasformare il mondo e superare le paure.

I media hanno la loro responsabilità anch’essi.

Ogni evento che accade viene drammatizzato e la realtà che ci viene raccontata è intrisa di pericoli e di conseguenza la paura serpeggia.

Per me è stato lampante venerdì notte. Sono uscita titubante, nonostante gli allarmi e i pericoli lanciati sugli organi di informazione. Sono uscita a godermi i fiocchi di neve che scendevano su Roma addormentata.

In centro le uniche persone che ho incontrato a divertirsi in quello spettacolo naturale, a tirarsi le palle di neve e giocare erano stranieri, ragazzi americani perlopiù.

Mi sono chiesta: dove sono i ragazzi di Roma? quanto hanno dato attenzione e vincolato la loro esistenza a ciò che veniva detto al telegiornale?

È IL MIO TURNO

gennaio 29th, 2012

Tempus Fugit

Talvolta ci troviamo a chiederci perchè corriamo tutto il giorno, cosa stringiamo tra le mani, cosa ci resta di questa continua e incessante corsa.

Le grandi città funzionano così, la fretta è il nostro dogma, tempus fugit…ci diciamo

Bisogna stare al passo per non essere sopraffatti.

E allora quand’è il momento per fermarci? quando diciamo: basta accumulare oggetti, esperienze, parole, amici…! quando è ora di smettere e voltarci a guardare il nostro spazio?

Quando è ora di fermarci e respirare sul serio e sul serio sentire il sapore delle cose?

Possiamo scegliere di farlo: dare valore a ciò che abbiamo invece di affannarci a ricercare qualcosa che ci manca.

La scelta può essere difficile perchè bisogna far i conti con la paura del vuoto o con la mancanza di spazio per sè nella propria vita.

Contatto Creativo

Il lavoro che propongo è un lavoro di tempo e di incontro, ma è anche uno spazio per ritrovarsi.
Questo significa anche poter creare qualcosa di nuovo, sperimentare e sperimentarsi in un modo differente da ciò che facciamo tutti i giorni.

In questo l’arte ci accompagna, ci sostiene, perchè ci permette di liberare energie – se ci affidiamo ad essa – ci permette di esprimerci, senza il bisogno di giudicarci, portare novità alla nostra vita!

In che modo? lasciandoci trasportare dal nostro piacere e desiderio alla scoperta di qualcosa che ancora non conosciamo.

Il Percorso

Il percorso è articolato in 3 incontri della durata di due ore ciascuno (può essere fatto anche di sabato).

Utilizzo differenti mediatori artistici tra cui la fotografia, il collage e la narrazione che hanno la funzione di facilitare il processo creativo e di permettere alla persona di ritrovare il proprio spazio personale, attraverso l’esplorazione del proprio “emisfero destro”.

Si ha la possibilità di tornare bambini, di giocare, divertirsi e allo stesso tempo migliorare la consapevolezza di sè e del proprio sentire.

A cosa serve?

  • riprendere contatto con se stessi e con i propri bisogni
  • sperimentare modalità creative
  • riattivare la creatività divertendosi
  • riappropriarsi del proprio percorso di vita

 

 

 

 

 

 

 



 

 

Il video: uno strumento per diventare protagonisti della propria vita

gennaio 18th, 2012

È arrivato l’anno nuovo e si iniziano a fare i soliti buoni propositi, ci si propone di fare ciò che rimandiamo da tempo, spesso dicendoci che non lo abbiamo fatto fin’ora per mancanza di tempo.

Il più delle volte non è vero.  Talvolta rimandiamo ciò che ci piacerebbe fare perchè non ce lo permettiamo. Non ci permettiamo spazi di piacere o creativi, oppure assecondiamo il desiderio degli altri. Talvolta invece neanche ci viene in mente che abbiamo possibilità diverse, che possiamo allargare il nostro mondo anche con piccolissimi cambiamenti.

Questo senso di impotenza nei confronti della propria vita è qualcosa che si può cambiare ed è un percorso lento ma fruttuoso, ci rende attivi e protagonisti non solo semplici spettatori. Per questo motivo lavoro con il video nella relazione d’aiuto, perchè concretamente le persone diventano protagoniste della propria creatività, ci mettono la faccia, il cuore anche il rossore di fronte a quell’oggetto, costruendo per la prima volta il proprio film: IL FILM DELLA LORO VITA.

Non necessariamente deve parlare della propria autobiografia, si costruisce insieme la propria storia intessendola con quella degli altri, proprio come nella vita reale. Si incrociano le scelte, si propone e si accetta, e il risultato è sconvolgente, non tanto nel momento in cui lo stiamo facendo ma nel momento in cui ci rivediamo sullo schermo e ci osserviamo per la prima volta protagonisti.

Certo, mi direte, probabilmente non è la prima volta che  guardiamo la nostra immagine in un video, però chissà perchè ogni volta che succede non possiamo che rimanere catturati dalla nostra immagine, nel bene e nel male, innamorati come Narciso del proprio riflesso oppure a caccia di difetti e di giudizi.

Non sempre le persone voglio comparire nel video che stanno immaginando, per alcune persone è troppo forte l’essere ripresi, ma questo va bene comunque perchè l’essere creatore di quella storia che compare sullo schermo è già moltissimo. Attraverso quel personaggio, creato, immaginato da me posso raccontare una parte della mia storia, un piccolo frammento del mio mondo e non necessariamente in modo diretto.

Perchè costruire insieme ad altre persone una storia per immagini? Perchè l’immaginazione e la creatività sono strumenti molto potenti, ci permettono di liberare energie nascoste e ci aiutano a sperimentare nuove possibilità e soprattutto SONO DIVERTENTI!

È attraverso il divertimento che posso permettermi dei cambiamenti, che posso cambiare qualcosa del mio panorama quotidiano.

In questo senso il video è un mediatore nella relazione d’aiuto, in questo senso permette nuove possibilità.