Ritorno alla routine familiare e ultimi compiti da fare: come aiutare i propri figli?

settembre 1st, 2014

Tocca a tutti prima o poi tornare dalle ferie e settembre è il mese più difficile non solo per chi ritorna al lavoro, allo stress quotidiano, ed ai problemi ma anche per i propri figli. Hanno avuto mesi di libertà, sole e divertimento e sicuramente grazie anche al vostro aiuto o autonomamente, hanno quasi finito i compiti delle vacanze ma tra pochi giorni li aspetta il ritorno a scuola, ore chiusi in una classe, ascoltare le lezioni, interrogazioni in vista e gestione dei rapporti con i propri compagni e con i professori insomma anche per i nostri figli settembre può essere un mese stressante. Per non parlare poi di chi invece sta per fare gli esami di riparazione e studia già in modo intenso da qualche settimana oppure di chi si appresta ad iniziare un nuovo ciclo di studi

baby yoga

Come possiamo aiutarli?

1. Il primo consiglio che mi sento di darvi è quello di strutturare una routine familiare nelle settimane prima dell’ingresso a scuola in modo da aiutare i vostri figli ad abituarsi ai ritmi di città. La mattina i compiti poi pranzo ed il pomeriggio, se potete, inserite qualche attività che li possa interessare e che possa essere vicina a ciò che studiano ( es. visita ad un museo, orto botanico, cucinare con voi …) magari da fare insieme a voi o ai nonni.

2. Comprendeteli se sono un po’ nervosi o più capricciosi, capita anche a voi di essere intrattabili al ritorno al lavoro? aiutateli a trovare qualcosa che gli piace in ciò che fanno.

3. Questo consiglio per me è valido sempre: quando i vostri figli studiano se li aiutate e seguite, non vi sostituite a loro per nessun motivo ma assumete la funzione di collegamento con il mondo reale, con l’esterno. Fare  collegamenti con film, musiche, libri o storie familiari li aiuta a fissare i concetti e rende lo studio più vivo! non vi spaventate di “perdere tempo” lo studio è un piacere e non solo una performance da eseguire! Aiutateli a crescere!

4. Non sminuite mai la quantità di studio che hanno da affrontare. “Qualche paginetta” per voi, per loro potrebbe essere una montagna insormontabile soprattutto se sono alle elementari ed ancora non sono abituati ai compiti. Aggiungete poi che vengono dai mesi estivi in cui hanno trascorso davvero poco tempo seduti, concentrati e in silenzio a svolgere un’attività.

5. Guardate i vostri figli per chi realmente sono, considerando le loro tappe di sviluppo ed il loro carattere: non potete pretendere che ripeta la lezione come voi facevate a scuola perché i vostri ricordi risalgono al periodo degli ultimi anni di scuola per cui verosimilmente a quando avevate diciotto anni! Accogliete invece i loro progressi e partite da ciò che interessa loro! (questo è il mio mantra!)

Mamma che stress!

marzo 27th, 2014

Come reagiamo allo stress? Conoscere le nostre strategie di fronteggiamento allo stress può esserci molto utile nel momento in cui siamo alle prese con i cambiamenti in famiglia, con un nuovo membro in arrivo e con tutte le gioie ed i dolori che questo arrivo comporta.

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Potrebbe allora essere utile utilizzare anche nuove strategie, piccoli accorgimenti che possono però aiutare la coppia dei genitori a vivere il nuovo arrivo in serenità.

Qui sotto un mio articolo sull’argomento:

http://www.psicocitta.it/articoli-psicologi/324-mamma-stress-3413.php

Finalmente siamo in tre! relazione di coppia e genitorialità

marzo 11th, 2014

È piuttosto scontato che la nascita di un bambino implichi una serie di cambiamenti nella relazione di coppia.Quando si tratta del primo figlio si diventa un trio perciò anche le relazioni cambiano, si ha la necessità di occuparsi di far crescere un bambino e l’impegno comune diventa differente. [...]

In che modo far fronte al cambiamento dei ruoli, alle aspettative reciproche e familari? Come migliorare la comunicazione di coppia?

Qui di seguito un mio nuovo articolo sul tema:

http://www.psicocitta.it/articoli-psicologi/318-famiglia-innamorati-genitori-3413.php

 

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Nuovo anno nuovo inizio? Terapia della creatività e piccoli propositi

gennaio 9th, 2014

 

Gennaio è il mese dei buoni propositi, il momento in cui si tenta di lasciarsi tutto alle spalle per iniziare con nuovi obiettivi e nuova energia. Non avremmo questa spinta al cambiamento ed alle nuove prospettive se non passassimo il periodo delle festività natalizie in una sorta di limbo dolce amaro. Un momento in cui tendenzialmente (ovviamente non parlo in assoluto) si fanno i conti con la propria vita, con ciò che si è fatto e ciò che si vorrebbe fare, con le persone che ci sono vicine ed inevitabilmente con chi è con noi e chi non c’è più o per qualche motivo non è con noi al momento delle feste. Per questo le festività natalizie hanno un sapore tra il dolce e l’amaro e non solo per i bruciori di stomaco dopo le grandi abbuffate ma anche perché è un momento di inevitabile riflessione. Frenesia i giorni imminenti, calma e riflessione dal momento in cui ci si siede a tavola ai giorni seguenti di famiglia e condivisione.

Ovviamente ognuno ha il suo Natale. Lungi da me il descrivere il vostro.

Ciò che vorrei dire è piuttosto il fatto che possiamo utilizzare le sensazioni e gli stati d’animo che emergono da questo periodo per fare qualcosa di diverso. Non c’è bisogno che sia eclatante, basta in realtà qualcosa di nuovo, rischiare in una situazione anche molto piccola.

Il modo migliore per fallire in un buon proposito, di solito è quello di guardare la montagna e non il percorso, porsi perciò obiettivi troppo grandi e lontani che ovviamente sembrano irrealizzabili: belli, faticosi e lontanissimi.

La mia proposta è quella di obiettivi piccoli e molto concreti.

Dirsi “sarò più gentile” oppure ” studierò di più” o ancora ” non litigherò con mia moglie” di certo non sono obiettivi concreti e realizzabili. Lo sono invece quelli molto più microscopici ma che ci aiutano a salire passo dopo passo e non sentire solo la fatica ma godersi il paesaggio ad esempio: ” studierò questo capitolo” oppure ” saluterò la portiera” o ancora ” oggi laverò io i piatti al posto di mia moglie” o ancora “farò quella telefonata”.

Sembrano sciocchezze ma sono un piccolo passo e per fare una lunga camminata bisogna iniziare da qui…

Voi che piccoli propositi volete fare per questo mese di gennaio?

Sedetevi in un luogo dove non andate mai, un luogo della casa che non frequentate molto, un luogo del vostro quartiere, sedetevi per terra in salotto, in cucina o in bagno, cambiate prospettiva su ciò che avete intorno ed iniziate a riflettere: quale piccolissimo cambiamento vorreste fare nella vostra vita? mi raccomando siate concreti!

scrivetelo o fate una foto di questa nuova prospettiva…

e buon inizio!

 

Psicoterapia

ottobre 21st, 2013

La scelta di mettere luce negli angoli bui della nostra esistenza non è affatto semplice. Di solito la telefonata ad un terapeuta avviene nel momento di apice del proprio dolore o della propria angoscia, ma se questo non avviene talvolta cambiare idea è la via più semplice e si torna alla quotidianità fingendo che vada tutto bene.

La paura di riconoscere un problema è più forte della voglia di affrontarlo e ci diciamo che tutto sommato le cose non vanno poi così male, che possiamo risolvere i nostri problemi anche da soli, che forse era soltanto un momento e che tutto passerà.

Vero! non sempre la terapia è la soluzione di tutti i mali, non tutti hanno bisogno di questo spazio di ascolto ma per alcuni vale la pena provare prima di dire no a priori, metterci a “dieta psichica” e ridurre sempre più i nostri spazi interni.

Ci sono ferite che tornano a sanguinare ciclicamente e che noi ciclicamente tamponiamo rimandando il momento di occuparcene finché  non emerge qualcosa che ci impedisce di girarci dall’altra parte. Un po’ come nascondere la polvere sotto il tappeto, prima o poi si inizia a vedere…

Polvere

Ma chi l’ha detto che andare in terapia significa necessariamente fare una terapia lunga e profonda? alcuni  immaginano di ritrovarsi “più malati” di quello che pensavano, temono di scoprire altri dolori, mettere in dubbio lo status quo. Per non parlare poi di quanti pensano che parlare dei propri problemi li amplifichi, quando invece il più delle volte parlandone con un professionista, in grado di sostenerci e di vedere più punti di vista, può essere un modo per superarli o dissolverli come bolle di sapone.

Il fatto è che dietro la parola terapia aleggiano davvero numerose immaginazioni terrificanti e più spesso errate.

Ci tengo a sottolineare che la terapia della Gestalt, modello di psicoterapia che utilizzo, si occupa del qui e ora ovvero del momento presente e del disagio che si prova attualizzato nel presente. Una frase che ripeto sempre è “andiamo dove vuoi tu e ci fermiamo quando per te va bene”. Proprio perchè il percorso  è quello personale di chi sceglie di andare in terapia e che con i propri tempi affronta i propri nodi. Non c’è una via giusta nè sbagliata e neppure un momento giusto o sbagliato. Certo che la figura del terapeuta è anche quella di chi mostra la polvere sotto il tappeto, poi sta alla persona decidere se guardarla o meno. 

Poi, chissà se non si scoprono anche tesori nascosti sotto al tappeto…vale la pena provare!

Raccolta di articoli sulla Maternità e Genitorialità

settembre 23rd, 2013

Qui di seguito una serie di link a miei articoli scritti in merito al tema Maternità e Genitorialità:

Famiglia

Maternità e sostegno psicologico:

L’evoluzione della donna in gravidanza: nascita di una madre. Cambiamenti, costruzione e ricostruzione della propria immagine e identità personale. http://www.psicocitta.it/articoli-psicologi/231-maternita-e-sostegno-psicologico.php

Elaborazione della relazione con il proprio bambino, l’incontro e la comunicazione con il “nuovo arrivato”. Consulenza genitoriale: un valido strumento per allargare il panorama delle possibili azioni.http://www.psicocitta.it/articoli-psicologi/274-paura-di-sbagliare-aiuto-alle-mamme.php

 

Gravidanza e genitorialità:

Il parto: ad ognuno il suo! L’arrivo del bambino integrazione nella propria vita personale e di coppia. http://www.psicocitta.it/articoli-psicologi/268-gravidanza-e-genitorialita.php

Il corpo in gravidanza: vissuti emotivi, difficoltà e piacere

http://www.psicocitta.it/articoli-psicologi/283-donna-incinta-prima-e-dopo-il-parto.php

 

Videogiochi e nuove tecnologie: come comportarsi con i propri figli?

marzo 12th, 2013
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Glued, incollato allo schermo, nel vero senso della parola.

Il  bambino è particolarmente attratto dai videogiochi e  per nulla interessato a giocare all’aria aperta con gli altri bambini. Suona familiare?

Spesso parlando con le mamme di ragazzi adolescenti mi dicono di avere lo stesso problema, rinchiusi nella loro camera, davanti a facebook o a guardare la tv, preferiscono quel mondo a quello esterno, nonostante i loro continui solleciti e spinte…

Fa così paura il mondo esterno? oppure è semplicemente più facile relazionarsi con la tecnologia che con i propri coetanei e con il mondo lì fuori che non posso controllare, né spegnere?

Che tipo di intervento si può fare con questo problema? ovviamente dipende molto dalla situazione, ma il lavoro che si può fare è sicuramente quello di lavorare sulla relazione con loro, aiutarli ad entrare lentamente in contatto con l’altro in un ambiente protetto e nel quale possano sentirsi sicuri di non essere presi in giro, di non sentirsi inadeguati e non all’altezza. In poche parole in una situazione in cui possano sentirsi a loro agio, accettati per come sono ed anche trovare uno spazio nel quale possano condividere il loro mondo, che è fatto anche di conquiste e di soddisfazioni, che a prima vista possono apparire ” strane”, come ad esempio superare tutti i livelli di un videogioco, ma che in realtà sono ciò che li lega a quel mondo.

 

Orientamento: Cosa scelgo dopo il liceo?

marzo 4th, 2013

Alcuni momenti della nostra vita dobbiamo dare una direzione alle nostre azioni ed uno di questi momenti è proprio quello legato al passaggio dal liceo ad un percorso universitario o lavorativo professionale.

Fino a questo momento siamo stati in una strada ben tracciata, ora abbiamo la possibilità di scegliere un percorso per il nostro futuro.

Alcune  possibilità ci sembrano quasi obbligate perchè agli occhi di tutti appaiono essere le scelte giuste, quelle più sensate perchè lavorativamente offrono più possibilità di guadagno e affermazione.

Sarà vero? Sarà così anche tra qualche anno? E la mia motivazione, il mio piacere, le mie energie dove le metto?

Scegliere in base al guadagno che se ne ricaverà è sempre un criterio di scelta ma non può essere l’unico.

Troppe volte ho visto persone fare la scelta giusta e ritrovarsi impantanati dopo alcuni anni, pochi esami fatti, un senso di inadeguatezza e sfiducia, molti anni a fingere di studiare…e poi? si prende il lavoro qualsiasi, quello che capita, se capita…

Bisogna guardare alla meta ma anche al percorso perchè è lungo e tortuoso e se non ho le energie mentali ed emotive per affrontarlo sarà difficile arrivare alla meta.

Con la crisi si può ancora sognare?

E la crisi dove la mettiamo? è un tema che spaventa molti soprattutto perchè si pensa che con la crisi non si può sognare.

Bisogna mantenere i piedi per terra, essere pratici, è vero ma per essere competitivi sul mercato del lavoro è necessario mettere passione, energia e voglia di fare in ciò che facciamo e senza questa benzina siamo  uno dei tanti…

Talvolta quando iniziamo a pensare alle scelte “giuste” che i nostri genitori caldamente ci consigliano oppure che immaginiamo loro possano approvare, ci sembra di trovarci in una dimensione troppo stretta, come se il vestito che cerchiamo di infilarci non fosse adatto al nostro corpo. Allora restano i dubbi e un senso di vuoto, perchè non riusciamo neppure a permetterci di pensare a scelte diverse, ci precludiamo strade che potrebbero essere qualitativamente migliori per noi,troppo spaventati dal compiere la scelta sbagliata.

A cosa serve l’orientamento allora?

è uno spazio nel quale poter esplorare strade possibili con l’aiuto di una persona che sospende il giudizio, che non esprime opinioni su ciò che è giusto e ciò che non l0 è, ma si pone a fianco a te mentre esplori le diverse possibilità, riportandoti al piano di realtà ma chiedendoti anche quale emozione c’è nel percorrere una strada.

Le persone che fanno un percorso di orientamento vengono dopo aver già fatto un lavoro di riflessione, costruzione e aggiustamento di una immagine possibile del futuro, oppure con la sensazione di non avere nessuna possibilità. nessuna strada interessante perchè mi dicono:  “non so fare niente…non ho una passione…non mi piace niente” .

Alcuni portano solo ciò che non gli piace e non sanno fare ma anche quello è un buonissimo inizio, scartare ciò che non mi piace ed esplorare il resto.

Primo passo: tirar fuori i sogni e le idee

L'IDEA è QUELLA DI SUPERARE L'IMPOTENZA CHE IN QUESTO PERIODO DI CRISI SERPEGGIA PER RIAPPROPRIARCI DEI NOSTRI DESIDERI E RENDERE POSSIBILE CIò CHE AGLI ALTRI SEMBRA IMPENSABILE!

Ho parlato di immagine perchè effettivamente esplorando le diverse possibilità iniziamo a costruirci un’immagine di come saremo in futuro, una sorta di fantasia ad occhi aperti di come vorremmo diventare, anche fisicamente, non solo interiormente. A questo si collega uno dei lavori che si svolge all’interno della consulenza di orientamento: la tecnica del collage.

La tecnica del collage è uno strumento adeguato a descrivere il momento di stordimento e frammentazione:  il vuoto ( del foglio) e il pieno (delle riviste che ho sul tavolo) sono la metafora di ciò che la persona sta attraversando.

Quando propongo questa tecnica è proprio per attivare una serie di riflessioni possibili e stimolare la parte destra del nostro cervello, quella che talvolta il nostro comandante interiore mette a tacere.

Il collage è il primo tratto di strada che si percorre per smuovere un po’ le acque della creatività ed iniziare a vedere il problema sotto diverse prospettive. Si procede pericò ad un lavoro che parte dall’immaginazione.

SE NON RIESCO AD IMMAGINARMI UNA STRADA NON POSSO NEANCHE PERCORRERLA!

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Secondo passo: vagliare le possibilità

Lo step successivo è un tuffo nelle possibilità reali!

Ovvero: le mie idee sono realizzabili? Cosa mi serve per poter prendere quella strada che ho scelto?  La strada potrebbe essere giusta per me o no?

Sono disposto ad accettare i sacrifici e gli sforzi che sono necessari a percorrerla? Nonostante la mia consapevolezza, il mio desiderio e la mia motivazione sono immutati?

Ovviamente non possiamo prevedere il futuro ma possiamo usare tutte le informazioni a nostra disposizione per capire se ciò che ci piace è solo un’idea o si può trasformare in qualcosa di diverso.

Faccio un esempio concreto: mi accorgo che vorrei fare l’architetto, mi piacerebbe inventare spazi dove le persone possano trovarsi a loro agio e sentirsi bene. Ok. Cosa è necessario che io faccia per realizzare questo desiderio? Un percorso universitario. Mi direte: “è ovvio!” . Va bene! ma nei 5/7 anni (la vita media di uno studente di architettura..) che esami devo fare? che materie devo affrontare?

Sembra banale ma è fondamentale saperlo, perchè quella sarà la mia vita da qui ai prossimi anni e se seguo solo un’idea, poi, la musata che do contro la realtà può essere dura! Sono disposto ad affrontare quegli esami? le mie attitudini sono in linea con quel percorso di studi? Se la mia risposta è sì, ottimo! Ho trovato una scelta concreta, tangibile. Se è ni ,continuo ad esplorare di cosa ho bisogno per affrontarla oppure se esistono strade alternative per realizzare ciò che voglio. Magari mi ritrovo a fare un corso di arredamento e design oppure di scenografia o chissà…

L’importante è non chiudere le possibilità ai nostri desideri! ma per capire cosa voglio è fondamentale attivare la creatività!

Perchè le strade prive di energia, che apparentemente sembrano quelle giuste, diventano rapidamente rami secchi che non portano da nessuna parte.

Allora è necessario far germogliare nuovi rami che possano dare frutti nuovi, colorati e maturi!

 

 

 

Ascoltare e comprendere il mondo dei ragazzi

dicembre 10th, 2012

Spesso mi capita di porre domande ai ragazzi che incontro al mio studio su cosa pensano, sul loro mondo e su quali sono le loro idee. Talvolta le mie domande li spiazzano e ci vuole tempo perché riescano a rispondere.

Il motivo ritengo che sia questo: non sono abituati. Molti non sono abituati a qualcuno che chieda loro di raccontarsi e di riflettere su se stessi, perciò il più delle volte hanno paura a rispondere perchè temono di sbagliare, di essere giudicati,  oppure perchè proprio non hanno nessuna idea, come se non si sentissero in grado. Ma l’individuazione, la crescita avviene anche attraverso questi passaggi, ovvero la percezione di essere portatore di idee proprie sul mondo, sulle scelte e sulla vita.

Ricordo un ragazzo che alle mie domande sull’immaginare qualcosa di suo mi guardava basito come se parlassi una lingua sconosciuta. Mi diceva che non lo sapeva fare, era come perso dietro al compito, come se non fosse preparato, di solito le richieste che gli venivano fatte erano di ripetere le nozioni apprese o le idee di altri . Avevo la sensazione che nessuno fino a quel momento avesse chiesto a quel ragazzo cosa pensasse di un dato argomento, che idea se n’era fatto, qual’era la sua opinione.

Quante domande poniamo ai ragazzi con il reale intento di ascoltare la loro opinione, senza giudicarla infantile o presa da altri? Far domande stimola a pensare, crea curiosità nell’altro e di conseguenza chi le riceve si incuriosisce anche su se stesso ed inizia un percorso di autoconoscenza e di crescita.

Cosa ti piace?

A questa domanda la risposta contempla raramente gli argomenti di studio, eppure anche lì ci si può inserire perché da lì nasce la motivazione: cosa li fa emozionare o interessare, incuriosire e talvolta arrabbiare?

A questo proposito mi viene in mente una ragazza che ho incontrato, seguiva il filo del suo interesse, di ciò che la faceva entusiasmare disegnando associazioni iconografiche e simboliche sugli argomenti che studiava, creando veri e propri “quadri di studio”, che rappresentavano gli argomenti che stava studiando, erano una sorta di appunti per immagini.

Ovviamente il salto logico che la portava a sintetizzare in immagini simboliche e lo sforzo di pensare ad una rappresentazione è proprio ciò che intendo quando parlo di far proprio ciò che si sta studiando, farlo diventare patrimonio interiore. Ascoltandola raccontare quelle immagini avevo la sensazione di andare oltre i concetti e le nozioni, oltre le battaglie e le date storiche che erano l’argomento di studio, ero dentro ad un processo più ampio, ad un ragionamento più alto e affascinante: ero entrata nel suo mondo e lo osservavo con grande interesse.

Il lavoro con questa ragazza si è concentrato nel portare l’interesse anche su quegli argomenti per lei troppo distanti e che impulsivamente rifiutava di netto. La tecnica iconografica che lei utilizzava allora, poteva essere un tramite, un modo per rendere interessante ai suoi occhi anche qualcosa che in quel momento non lo era.  L’esame di maturità che ha affrontato è andato benissimo ed io credo anche perchè è riuscita ad entusiasmare i professori con la sua passione.

Ma allora qual’è la leva per la motivazione?

Per me è partire dal mondo dell’altro e dai sui interessi, da piccole cose che spesso non vengono valorizzate perché considerate poco in sintonia con il metodo di studio o con l’idea che ci si è fatti del modo in cui un ragazzo debba essere, comportarsi, agire. Bisogna provare ad essere aperti a qualcosa di nuovo che si colora di entusiasmo e di interesse nel momento in cui non è imposto ma parte proprio dal ragazzo stesso.

Ascoltare, cogliere e valorizzare perciò possono essere una chiave per lavorare sulla motivazione.

 

Adolescenti, studio e motivazione

dicembre 4th, 2012

Ho iniziato dai tempi dell’università a seguire adolescenti con difficoltà nello studio, disturbi dell’apprendimento e ritardo. Mi interessava soprattutto poter essere utile in quei pomeriggi di studio che ai ragazzi sembravano interminabili.

In adolescenza non sono mai stata la prima della classe, non avevo molta voglia di studiare e talvolta passavo i miei pomeriggi seduta alla scrivania con lo sguardo perso nel vuoto senza combinare un granché.

Sapevo che mia madre era nell’altra stanza e che si aspettava da me un comportamento maturo, comunque non riuscivo a concentrarmi pur sforzandomi.

Poi è arrivata l’amicizia e con essa le cose sono cambiate, ho trovato qualcuno con cui poter condividere il peso dei compiti, le ansie delle interrogazioni e anche la noia. Ci si spronava a vicenda e a volte no, ma faceva parte del gioco, anche perchè i momenti di noia si trasformavano subito in momenti divertenti e allora tornare al lavoro dopo era più facile.

Ma perchè parlare della mia esperienza scolastica? perchè per poter fare il mio lavoro, oltre che appoggiarmi alle teorie e agli studi sull’argomento, ho attinto più volte ai miei ricordi per poter ricordare le difficoltà che avevo nell’affrontare le materie ed entrare maggiormente in contatto con il ragazzo o la ragazza che ho di fronte, con i loro blocchi e le loro paure. Richiamo alla mia memoria anche la luce che ho iniziato a vedere nel momento in cui lo studio è diventato qualcosa di divertente, i verbi di greco da imparare a memoria una sfida, le interrogazioni di italiano un approfondimento e lo studio si è trasformato in uno strumento di relazione.

Qui vengo al punto, il metodo che ho sviluppato nel tempo via via che proseguiva la mia formazione prima in Psicologia poi in Psicoterapia delle Gestalt si è basato sempre sulla relazione con il ragazzo o la ragazza che arriva al mio studio, sull’interesse verso il suo mondo ed il modo in cui si muove in esso.

Lo studio allora si può trasformare in uno strumento che serve per lavorare sul vissuto del ragazzo di fronte alle difficoltà, sull’autostima connessa ai fallimenti o ai successi sia in campo scolastico che di relazione con i coetanei, sulla ricerca del punto di interesse sul quale far perno per articolare il metodo di studio. Cosa lo muove? cosa lo spinge a trovare la motivazione per affrontare il percorso scolastico? Cosa si aspetta dal futuro e cosa non riesce ad ottenere oggi?

Il percorso con gli adolescenti e lungo e tortuoso, lungo perchè legato strettamente al percorso di crescita che non è solo interiore ma anche fisica, che è fatto di esperienze nuove e di incontri, di cambi di panorama e di cambiamenti travolgenti ma alla fine del percorso la soddisfazione è enorme! Vederli annunciare trionfanti i loro successi personali, le loro soddisfazioni e scelte fatte con il cuore e con la mente mi fa scegliere di proseguire questo lavoro, nonostante le difficoltà incontrate sulla strada! è come veder sbocciare un fiore che aveva bisogno di essere nutrito con amore perchè come ha detto qualcuno con grande esperienza:

Si impara da chi si ama…