Archive for the ‘Psicoterapia’ Category

Andare in psicoterapia: prendersi cura di sé

martedì, novembre 18th, 2014

Qualcosa per me

Nuovo anno nuovo inizio? Terapia della creatività e piccoli propositi

giovedì, gennaio 9th, 2014

 

Gennaio è il mese dei buoni propositi, il momento in cui si tenta di lasciarsi tutto alle spalle per iniziare con nuovi obiettivi e nuova energia. Non avremmo questa spinta al cambiamento ed alle nuove prospettive se non passassimo il periodo delle festività natalizie in una sorta di limbo dolce amaro. Un momento in cui tendenzialmente (ovviamente non parlo in assoluto) si fanno i conti con la propria vita, con ciò che si è fatto e ciò che si vorrebbe fare, con le persone che ci sono vicine ed inevitabilmente con chi è con noi e chi non c’è più o per qualche motivo non è con noi al momento delle feste. Per questo le festività natalizie hanno un sapore tra il dolce e l’amaro e non solo per i bruciori di stomaco dopo le grandi abbuffate ma anche perché è un momento di inevitabile riflessione. Frenesia i giorni imminenti, calma e riflessione dal momento in cui ci si siede a tavola ai giorni seguenti di famiglia e condivisione.

Ovviamente ognuno ha il suo Natale. Lungi da me il descrivere il vostro.

Ciò che vorrei dire è piuttosto il fatto che possiamo utilizzare le sensazioni e gli stati d’animo che emergono da questo periodo per fare qualcosa di diverso. Non c’è bisogno che sia eclatante, basta in realtà qualcosa di nuovo, rischiare in una situazione anche molto piccola.

Il modo migliore per fallire in un buon proposito, di solito è quello di guardare la montagna e non il percorso, porsi perciò obiettivi troppo grandi e lontani che ovviamente sembrano irrealizzabili: belli, faticosi e lontanissimi.

La mia proposta è quella di obiettivi piccoli e molto concreti.

Dirsi “sarò più gentile” oppure ” studierò di più” o ancora ” non litigherò con mia moglie” di certo non sono obiettivi concreti e realizzabili. Lo sono invece quelli molto più microscopici ma che ci aiutano a salire passo dopo passo e non sentire solo la fatica ma godersi il paesaggio ad esempio: ” studierò questo capitolo” oppure ” saluterò la portiera” o ancora ” oggi laverò io i piatti al posto di mia moglie” o ancora “farò quella telefonata”.

Sembrano sciocchezze ma sono un piccolo passo e per fare una lunga camminata bisogna iniziare da qui…

Voi che piccoli propositi volete fare per questo mese di gennaio?

Sedetevi in un luogo dove non andate mai, un luogo della casa che non frequentate molto, un luogo del vostro quartiere, sedetevi per terra in salotto, in cucina o in bagno, cambiate prospettiva su ciò che avete intorno ed iniziate a riflettere: quale piccolissimo cambiamento vorreste fare nella vostra vita? mi raccomando siate concreti!

scrivetelo o fate una foto di questa nuova prospettiva…

e buon inizio!

 

Psicoterapia

lunedì, ottobre 21st, 2013

La scelta di mettere luce negli angoli bui della nostra esistenza non è affatto semplice. Di solito la telefonata ad un terapeuta avviene nel momento di apice del proprio dolore o della propria angoscia, ma se questo non avviene talvolta cambiare idea è la via più semplice e si torna alla quotidianità fingendo che vada tutto bene.

La paura di riconoscere un problema è più forte della voglia di affrontarlo e ci diciamo che tutto sommato le cose non vanno poi così male, che possiamo risolvere i nostri problemi anche da soli, che forse era soltanto un momento e che tutto passerà.

Vero! non sempre la terapia è la soluzione di tutti i mali, non tutti hanno bisogno di questo spazio di ascolto ma per alcuni vale la pena provare prima di dire no a priori, metterci a “dieta psichica” e ridurre sempre più i nostri spazi interni.

Ci sono ferite che tornano a sanguinare ciclicamente e che noi ciclicamente tamponiamo rimandando il momento di occuparcene finché  non emerge qualcosa che ci impedisce di girarci dall’altra parte. Un po’ come nascondere la polvere sotto il tappeto, prima o poi si inizia a vedere…

Polvere

Ma chi l’ha detto che andare in terapia significa necessariamente fare una terapia lunga e profonda? alcuni  immaginano di ritrovarsi “più malati” di quello che pensavano, temono di scoprire altri dolori, mettere in dubbio lo status quo. Per non parlare poi di quanti pensano che parlare dei propri problemi li amplifichi, quando invece il più delle volte parlandone con un professionista, in grado di sostenerci e di vedere più punti di vista, può essere un modo per superarli o dissolverli come bolle di sapone.

Il fatto è che dietro la parola terapia aleggiano davvero numerose immaginazioni terrificanti e più spesso errate.

Ci tengo a sottolineare che la terapia della Gestalt, modello di psicoterapia che utilizzo, si occupa del qui e ora ovvero del momento presente e del disagio che si prova attualizzato nel presente. Una frase che ripeto sempre è “andiamo dove vuoi tu e ci fermiamo quando per te va bene”. Proprio perchè il percorso  è quello personale di chi sceglie di andare in terapia e che con i propri tempi affronta i propri nodi. Non c’è una via giusta nè sbagliata e neppure un momento giusto o sbagliato. Certo che la figura del terapeuta è anche quella di chi mostra la polvere sotto il tappeto, poi sta alla persona decidere se guardarla o meno. 

Poi, chissà se non si scoprono anche tesori nascosti sotto al tappeto…vale la pena provare!

Devo o voglio?

lunedì, dicembre 12th, 2011

Spesso mi capita di soffermarmi su queste due parole: DEVO e VOGLIO.

Spesso le persone usano queste due parole come fossero sinonimi anche se non lo sono. C’è una bella differenza dire DEVO fare questo oppure VOGLIO  fare questo. Dietro c’è un’assunzione di responsabilità, una scelta in prima persona. Il concetto connesso alla parola DEVO è principalmente legato ad un ordine, ad una qualche costrizione o obbligo. La parola VOGLIO ci collega al piacere, al momento in ci autoderminiamo prendendo una decisione.

Library 2007 © Lori Nix

Ovviamente non mi riferisco a quegli obblighi dai quali non possiamo esimerci, a quelle situazioni necessarie, ma a tutte le altre nelle quali sostituiamo la parola devo a voglio.

Qualcuno ci ha detto che dobbiamo essere in un certo modo, che dobbiamo provare determinati sentimenti, che dobbiamo fare determinate cose. Oppure siamo noi stessi a dirci cosa dobbiamo o non dobbiamo fare, provare, desiderare. E qui inizia il conflitto interiore ovvero quella lotta interna nella quale diverse istanze si contrappongono l’una all’altra.

Il più delle volte sono INGIUNZIONI PARADOSSALI. Ovvero richieste ed ordini a cui non siamo in grado di rispondere perchè  sono contrari a ciò che stiamo provando, sono contrari al nostro sentire. E allora ci dibattiamo in continui rimproveri e autodenigrazioni e la nostra autostima scende precipitosamente. Non ci sentiamo liberi di volere ma tutto diventa un obbligo. Ci diciamo che siamo sbagliati, che ciò proviamo non ha senso e neghiamo i nostri sentimenti profondi.

Come ci sentiamo sollevati allora, nel momento in cui ci prendiamo la responsabilità delle nostre scelte. Scegliere significa anche liberarci, certo significa anche autorizzarsi a farlo, rischiare le conseguenze.

Quando le persone iniziano a “volere” il loro sguardo si accende ed una sorta di eccitazione, energia prende forma.

E si prende in mano la propria vita e si decide come viverla.

 

Le mille porte

giovedì, novembre 17th, 2011

Objects © Agnieszka Polska


“Le strade di Fantàsia” disse Graogramàn, ” le puoi trovare solo grazie ai tuoi desideri. E ogni volta puoi procedere soltanto da un desiderio al successivo. Quello che non desideri ti rimane inaccessibile. Questo è ciò che qui significano le parole “vicino” e ” lontano”. E non basta volere soltanto andar via da un luogo. Devi desiderarne un altro. Devi lasciarti guidare dai tuoi desideri”

[...]

“…in Fantàsia c’è un luogo che conduce ovunque e al quale si può giungere da ogni parte. Viene chiamato il Tempio delle mille porte.  Nessuno lo ha visto dall’esterno, perchè non ha un esterno. Il suo interno consiste in un labirinto di porte. Chi lo vuole conoscere deve avere il coraggio di inoltrarsi in quel labirinto.”

[...]

“…ogni porta in tutta Fantàsia, persino ua comunissima porta di cucina o di stalla, sicuro persino l’anta di un armadio, può in un determinato momento diventare la porta d’ingresso al Tempio delle Mille Porte. Passato quell’attimo, torna ad essere quello che era, una porta qualsiasi. Perciò nessuno può passare più di una volta dalla stessa porta. E nessuna delle mille porte conduce là da dove si è venuti. Non esiste ritorno.”

[...]

“…attraverso il labirinto delle Mille Porte ti può guidare solo un vero desiderio. Chi non lo ha, è costretto a continuare a vagarci dentro fino a quando sa esattamente che cosa desidera. E questo talvolta richiede molto tempo.”

Michael Ende

La storia Infinita

Ho scritto questa citazione della Storia Infinita perchè è un testo per me ricco di metafore e di suggestioni.

Il Tempio delle Mille Porte – a cui accede soltanto chi ha un vero desiderio – è per me una bellissima metafora per raccontare quel momento in cui si entra nel labirinto delle mille porte quello che si apre soltanto quando  lasciamo spazio ad un desiderio autentico e soprattutto lo mettiamo in pratica. Ovviamente un desiderio conduce ad un altro desiderio e così via, come ogni porta conduce ad un’altra. La difficoltà più grande per noi è saper ascoltare i nostri desideri, credere nelle nostre possibilità di realizzarli e finalmente aprire quella porta.

Proprio oggi, ho ripensato a questo brano del libro di Michael Ende La Storia Infinita.

Con una persona parlavamo di tutte quelle esperienze che sembrano impossibili per noi da realizzare, quelle porte che non apriamo, non perchè siano serrate, ma perchè NOI ci scriviamo sopra “IO NON POSSO ENTRARE”.

Esperienze che ci precludiamo,  persone a cui non ci avviciniamo per i più disparati motivi: perchè non ci sentiamo all’altezza, perchè pensiamo di non riuscire a fare come gli altri, perchè tutto sembra troppo distante da noi o per lo meno dall’immagine che ci siamo fatti di cio che possiamo o non possiamo fare.

Talvolta queste porte non sappiamo neanche che esistono, perchè si confondono con i muri del nostro labirinto interiore. Allora il nostro mondo diventa sempre più stretto e più difficle muoversi al suo interno. L’energia si affievolisce ma anche la nostra autostima.Siamo tiranni nei confronti dei nostri desideri, li releghiamo negli angoli più bui dei nostri mondi interni ripetendoci che il desiderio porta all’illusione.

Il luogo in cui viviamo si è fatto troppo angusto, pieno di costrizioni e divieti che ci autoimponiamo quotidianamente.

E se sbiciassimo dentro un pochino e vedessimo che effetto fa desiderare …?

Di solito quello che succede è che l’energia inizia a circolare, gli occhi si illuminano, il volto si colora e la creatività si mette in moto!

è per questo che a quel punto non si può più smettere di desiderare!

Il controllo: un modo per placare l’ansia?

giovedì, marzo 3rd, 2011

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Quando non riusciamo a controllare alcune parti della nostra vita, quando abbiamo la sensazione che tutto ci stia sfuggendo di mano e che le cose non vadano come abbiamo immaginato, cadiamo nella tentazione di controllare tutto il resto, i nostri amici, le persone che amiamo, i nostri figli…

L’emozione conseguente a ciò è  la rabbia, dato che ovviamente questo tentativo fallisce miseramente, perchè tutto non va secondo i nostri “piani”, anche se si tratta della preparazione del sugo per la pasta! Ogni piccola variazione che gli altri immancabilmente fanno rispetto al nostro immaginario diventa un “errore” che ci fa imbestialire.

Vi è mai capitato? ripensandoci c’era qualcosa che vi preoccupava o vi metteva in ansia in quel periodo?

Può accadere di spostare la propria ansia su qualcosa di più piccolo ma che ugualmente diventa un problema enorme che vi fa soffrire ma che copre, per così dire, la preoccupazione più grande che a volte non vogliamo proprio affrontare.

Gestalt aperta

lunedì, febbraio 7th, 2011
Teatro della scala 2010

©Liu Bolin - Teatro della scala 2010 -

Vi è mai capitato di ripensare ad una situazione inconclusa? Una situazione nella quale è accaduto qualcosa tra voi ed un altro e che per qualche motivo è ancora aperta dentro di voi?

Quando siamo colti da questa sensazione di incompletezza, questo desiderio di modificare qualcosa, in Gestalt si parla di gestalt aperta ovvero una forma che in qualche modo ha bisogno, necessità di concludersi.

Mi spiego meglio: può succedere di sognare o ripensare per esempio ad una volta in cui avremmo voluto dire o comportarci in modo diverso. Per una serie di circostanze però, non abbiamo potuto, voluto farlo ed ora la sensazione di incompiutezza ci accompagna; non sempre ne siamo consapevoli ma il più delle volte emerge in noi il desiderio di dire o fare ciò che non abbiamo fatto allora. Per questo cerchiamo invano situazioni di questo tipo vivendo come se fossimo nel passato e volessimo dimostrare qualcosa a quella persona del passato. Ovviamente questo ci porta via una serie di energie che potremmo utilizzare nel presente.

In Gestalt si possono affrontare queste situazioni incompiute attraverso l’uso dell’immaginazione, delle visualizzazioni e la tecnica della sedia vuota. Modalità per chiudere con il passato e vivere sempre più presenti nel presente!

L’immaginazione

sabato, giugno 20th, 2009

Attraverso l’immaginazione è possibile ampliare il nostro orizzonte di possibilità. In che modo sognare ci apre prospettive nuove?
In terapia, la persona può in un contesto protetto sperimentare nuove modalità di rapportarsi con il mondo, nuovi spazi da esplorare.

Spesso, infatti, riduciamo il nostro mondo e le nostre possibilità ad un universo ristretto, angusto e  soffocante.

camera52_coliseumAbelardo Morell, Camera Obscura Image of the Coliseum.

Uno status quo stabilito, nel quale ciò che ci permettiamo di fare è solo ciò che pensiamo gli altri si aspettino da noi o approvino. Ed allora la nostra vita diventa scontata, poco eccitante perchè non ci permettiamo neanche di immaginare qualcosa di diverso. Come se il solo fatto di essere adulti e cresciuti, ci abbia tolto la possibilità di immaginare altro.

Il terapeuta allora, stimola la persona ad immaginare nuove possibilità, a superare un conflitto interiore, attraverso una soluzione creativa, una sintesi che non è data nè da una parte in conflitto nè da un’altra, ma da qualcosa di completamente diverso.

(continua…)

Perchè ci fa tanta paura la paura?

sabato, giugno 20th, 2009

Siete mai stati colti da una sensazione di paura senza sapere di cosa avete paura? Il cuore ci batte forte, il respiro è corto ed abbiamo soltanto voglia che questa sensazione smetta il più rapidamente possibile. Cerchiamo di fare altro, di distrarci ma lei resta appiccicata a noi per tutto il tempo.

Quando siamo in balia della paura ci sentiamo vulnerabili, perdiamo il controllo e ci sentiamo disorientati.

Tracciando una linea immaginaria della paura possiamo pensare da un lato al timore e dall’altro estremo al panico, come se percorrendo la linea ci fosse un crescendo dell’emozione provata.

La paura, comune anche agli altri esseri viventi, ha come scopo la sopravvivenza perciò in una dimensione legata al reale è sana. Le reazioni comuni alla paura sono: l’immobilità, la fuga, l’attacco, la sottomissione e tutte hanno come scopo la sopravvivenza. Ciò che si può fare ancora con la paura è che la si può affrontare.

foto-sito-gaia1© Robert and Shana ParkeHarrison

Esistono però, diversi tipi di paure che si possono suddividere in due grandi categorie, ovvero le paure reali – in cui qualcuno o qualcosa attenta alla nostra integrità fisica, mentale, emozionale o spirituale; le paure fantasmatiche – che corrispondono a tutto ciò che ci spaventa e che nello stesso tempo riduce il nostro campo di possibili azioni, tutti i no a priori che ci poniamo, limitando noi stessi e la nostra libertà interiore.

Molte volte, infatti, ciò che più vogliamo fare, più ci spaventa.

(continua…)

Benessere

giovedì, giugno 4th, 2009

Cosa vuol dire star bene?

Difficile definire una volta per tutte questo concetto. Decine di volte al giorno rispondiamo alla domanda “Come stai? Bene, Grazie.” Quante volte questa risposta è congruente con il nostro sentire del momento? Quanto ci autorizziamo a sentire e ad esprimere agli altri il nostro stato d’animo? Potrei dire che dipende dal grado di confidenza che abbiamo con l’altro e al tempo stesso con noi stessi.

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Ma torniamo alla domanda che vuol dire star bene. La prima cosa che mi viene in mente è che non vuol dire non avere  problemi, meravigliosa meta illusionistica a cui tendere, ma trovarsi in una situazione comoda nella quale ci sentiamo a nostro agio e sopratutto che abbiamo scelto. Il benessere non è una condizione stabile, quanto piuttosto un percorso di ricerca continuo che passa dalla costante monitorizzazione delle nostre sensazioni. Come dire, per ricercare il benessere abbiamo bisogno di sentire il malessere e scegliere di fare qualcosa.

© Brent Humphreys

Certe volte scegliamo la via del “non sentire male” che porta a non sentire più neanche ciò che ci fa star bene. Ci lasciamo vivere,  non ci ascoltiamo, rimandando di giorno in giorno la decisione di affrontare il dolore che lentamente ci sta svuotando dall’interno.

(continua…)