Archive for the ‘Educazione dei figli’ Category

Il video: uno strumento per diventare protagonisti della propria vita

mercoledì, gennaio 18th, 2012

È arrivato l’anno nuovo e si iniziano a fare i soliti buoni propositi, ci si propone di fare ciò che rimandiamo da tempo, spesso dicendoci che non lo abbiamo fatto fin’ora per mancanza di tempo.

Il più delle volte non è vero.  Talvolta rimandiamo ciò che ci piacerebbe fare perchè non ce lo permettiamo. Non ci permettiamo spazi di piacere o creativi, oppure assecondiamo il desiderio degli altri. Talvolta invece neanche ci viene in mente che abbiamo possibilità diverse, che possiamo allargare il nostro mondo anche con piccolissimi cambiamenti.

Questo senso di impotenza nei confronti della propria vita è qualcosa che si può cambiare ed è un percorso lento ma fruttuoso, ci rende attivi e protagonisti non solo semplici spettatori. Per questo motivo lavoro con il video nella relazione d’aiuto, perchè concretamente le persone diventano protagoniste della propria creatività, ci mettono la faccia, il cuore anche il rossore di fronte a quell’oggetto, costruendo per la prima volta il proprio film: IL FILM DELLA LORO VITA.

Non necessariamente deve parlare della propria autobiografia, si costruisce insieme la propria storia intessendola con quella degli altri, proprio come nella vita reale. Si incrociano le scelte, si propone e si accetta, e il risultato è sconvolgente, non tanto nel momento in cui lo stiamo facendo ma nel momento in cui ci rivediamo sullo schermo e ci osserviamo per la prima volta protagonisti.

Certo, mi direte, probabilmente non è la prima volta che  guardiamo la nostra immagine in un video, però chissà perchè ogni volta che succede non possiamo che rimanere catturati dalla nostra immagine, nel bene e nel male, innamorati come Narciso del proprio riflesso oppure a caccia di difetti e di giudizi.

Non sempre le persone voglio comparire nel video che stanno immaginando, per alcune persone è troppo forte l’essere ripresi, ma questo va bene comunque perchè l’essere creatore di quella storia che compare sullo schermo è già moltissimo. Attraverso quel personaggio, creato, immaginato da me posso raccontare una parte della mia storia, un piccolo frammento del mio mondo e non necessariamente in modo diretto.

Perchè costruire insieme ad altre persone una storia per immagini? Perchè l’immaginazione e la creatività sono strumenti molto potenti, ci permettono di liberare energie nascoste e ci aiutano a sperimentare nuove possibilità e soprattutto SONO DIVERTENTI!

È attraverso il divertimento che posso permettermi dei cambiamenti, che posso cambiare qualcosa del mio panorama quotidiano.

In questo senso il video è un mediatore nella relazione d’aiuto, in questo senso permette nuove possibilità.

 

 

 

 

Genitori si nasce o si diventa?

giovedì, gennaio 12th, 2012

Molte future mamme e papà, durante la gravidanza e i primi anni di vita dei figli, leggono  libri sui primi passi del bambino, sulle più recenti scoperte in fatto di maternità e di crescita sana della prole, si confrontano con esperti e con chi a più esperienza di loro rendendosi disponibili ad apprendere tutto ciò che possono per essere all’altezza di un compito pressochè sconosciuto.

Poi, quando i bambini crescono,  i genitori acquistano maggiori competenze in fatto di gestione dei capricci, giochi, litigi con i coetanei, malattie, attività da proporre, carattere dei propri figli e cose che fanno loro bene o male. Sono diventati, chi più chi meno, competenti nel loro ruolo di genitori.

Ma cosa succede quando arriva il periodo dell’adolescenza?

Le regole del gioco cambiano. Non funzionano più i metodi educativi applicati prima ed anche il modo di relazionarsi con i propri figli cambia perchè loro iniziano a crescere a vista d’occhio, non solo fisicamente ma anche nel modo di comportarsi, rispondere, decidere e studiare.

Spesso la frase ricorrente che ascolto dai genitori è :“Non lo riconosco più!”.

 

Inizia un periodo di lotta tra i figli ed il loro comportamento  e le aspettative dei genitori su come dovrebbero comportarsi. Le modalità di relazione che prima erano efficaci per convincerli a fare qualcosa ora non funzionano più, si alzano dei muri sempre più alti e le discussioni finiscono sempre nello stesso modo.

In questa fase alcuni genitori cercano sostegno e consigli da altri genitori, dagli insegnanti e talvolta da esperti, perchè effettivamente le cose sono cambiate ed talvolta mancano gli strumenti per affrontare determinate situazioni.

In che modo il sostegno di un esperto può essere utile ed efficace?

Per quanto riguarda la mia esperienza ciò che rende sereni i genitori durante un colloquio è proprio il fatto che non sono sotto processo nè loro nè i loro figli. Ovvero non c’è un modo giusto per fare il genitore perchè è un ruolo che si modifica nel corso del tempo ed è sicuramente già un grande passo quello di essere di fronte al problema e guardarlo da vicino.

Il secondo passo è quello di fare i conti con le aspettative nei confronti dei propri figli, dei sogni e delle speranze che in essi sono state riposte in tutti gli anni dell’infanzia e che ora vengono fuori nelle richieste quotidiane … devi essere più forte…. oppure  ma perchè sei così immaturo? non si motivato!  e così via. Tendenzialmente i figli cercheranno -  nel migliore dei casi di assecondare totalmente le aspettative dei genitori per essere amati, – nel peggiore di fare esattamente l’opposto di ciò che gli viene richiesto. Entrambe queste soluzioni possono essere faticose e fanno perdere di vista al ragazzo ciò che realmente vuole.

In adolescenza  in molti casi la possibilità di influire sul comportamento dei propri figli si riduce di molto perchè in quel momento il ragazzo o la ragazza stanno attraversando una fase di strutturazione della propria identità, hanno bisogno di distaccarsi per poter capire chi sono, cosa vogliono e soprattutto cosa vogliono diventare e per farlo hanno bisogno di sperimentarsi lontano dagli occhi dei loro genitori.

Molti genitori non sanno a cosa vanno incontro nel momento in cui il loro figlio entra nel periodo dell’adolescenza e molti scontri nascono proprio da questa incomprensione. Come dire è cambiata la stagione ma io continuo ad indossare i bermuda e mi ostino ogni mattina arrabbiandomi per il freddo che sento.

Bisogna imparare a muoversi in un nuovo panorama e in un nuovo clima e procedere passo passo. Per questo il mio ruolo è quello di mostrare le differenze e stimolare a trovare nuove soluzioni relazionali, ovviamente facendo i conti con le proprie emozioni, con la frustrazione e con il senso di impotenza ma allo stesso tempo riprendendo contatto con i propri figli in un modo nuovo, con una nuova curiosità e fiducia.

Si crescono i figli per 14/15 anni e per tutto quel tempo le energie e le attenzioni sono rivolte a loro, diventano il centro della vita dei genitori, la gioia e le preoccupazioni.  Soprattutto per alcune mamme che lasciano il lavoro per occuparsi dei figli, quando arriva questo momento ed i figli chiedono di lasciarli piano piano andare, è molto difficile, perchè è difficile abbandonare il ruolo di mamma a tempo pieno. Perchè per tutto quel tempo la propria realizzazione è passata attraverso i figli ed ora assistere impotenti o in lotta alla loro crescita, emancipazione ed ai loro errori è molto dura.

Qui è il momento per tornare ad occuparsi di sè, del proprio mondo e delle proprie realizzazioni per crescere affianco ai propri figli senza sostituirsi ad essi. È il migliore insegnamento che possiamo dare i nostri figli, trovare la nostra realizzazione e lottare per la nostra felicità.

 

 

Genitori in erba

lunedì, gennaio 9th, 2012

Bambini, strane creature estranee,

lontane idee familiari.

Ancora non ha preso forma

l’immagine infantile

di un essere nuovo.

Periodi di vita lontani nel

futuro. Si aspetta il momento

giusto di un tempo reale.

Famiglie nuove costruite

dal tempo, dalle scelte

e dal desiderio concreto.

Non più inevitabile passaggio

alla vita adulta ma

sottile idea che prende

corpo nel nostro cuore.

Genitori in erba. Oggi.

Genitori del domani,

delle nuove generazioni.

The importance of being you

martedì, dicembre 13th, 2011

Quanto ho visto questo video per la prima volta sono rimasta incantata, come affascinata dai movimenti così naturali di questa bambina, dalla concentrazione e attenzione e presenza che sprigiona dal video.

Immagine anteprima YouTube

Questo è ciò che ho visto io: pura presenza nel qui e ora, puro esserci e sentire. Senza pensieri, giudizi, paure o errori di sorta, soltanto il desiderio di seguire quell’energia sprigionata dai colori.

Probabilmente questa bambina è speciale,  ha un dono particolare nell’armonizzare i colori e un dono particolare nel creare delle forme interessanti ma ciò che mi colpisce è il fatto che questo video sia arrivato dall’Australia fino a noi.

Voglio dire che qui  ci troviamo di fronte ad una bambina che i genitori sono stati in grado di accogliere e valorizzare. Probabilmente il fatto che entrambi i genitori fossero artisti è stato un elemento utile ma non credo che sia solo questo. Qualcuno ha obiettato che sono stati bravi a valorizzare e monetizzare le doti della propria figlia ( i suoi quadri sono venduti in tutto il mondo e la bambina ha da poco esposto a NY), può essere. Ma non è questo il punto. Ciò che mi spinge a parlarne è perchè questa bambina può essere un ottimo spunto per riflettere su un tema: si può osservare i propri figli con curiosità, valorizzando le loro risorse e la loro unicità?

Le mamme dei bimbi piccoli lo fanno in continuazione: “Guarda come ha imparato a fare questo!”, ” Hai visto com’è bravo a ballare e che senso del ritmo?”…dicono.

Poi, quando diventano più grandi, entrano nell’adolescenza, ci si aspetta che diventino come ci si è immaginati e si smette ( o almeno alcuni lo fanno) di osservarli con curiosità e di appoggiarli, accoglierli e sostenerli nelle loro uniche vite…

 

Imparare ad imparare

mercoledì, novembre 23rd, 2011

Chi l’ha detto che esiste solo un modo giusto per apprendere? spesso agli studenti viene detto “non ha metodo di studio…” ma raramente gliene viene spiegato uno. Come se il metodo di studio si apprendesse spontaneamente a forza di studiare…

Ma chi ci insegna a imparare?

Nella mia lunga esperienza a contatto con studenti e con i loro problemi di studio, ho sempre cercato di tenere in conto il rapporto che ciascuno dei ragazzi ha con i libri: come si organizza lo studio – se si organizza – che strategie adotta, cosa preferisce fare quando studia: sottolineare, leggere straiato sul letto, ripetere ossessivamente finchè non ha memorizzato, fare degli schemi o studiare tutto all’ultimo momento?

Ovvero la prima fase è proprio quella di ricognizione. Chi ho di fronte a me? Che aspettative, motivazioni, desideri ha nei confronti di ciò che studia e soprattutto di chi gli insegna? Chi sono i suoi compagni di avventura? che clima c’è intorno a lui/lei?

Questi aspetti sono per me fondamentali nel momento in cui si apprende: il sistema di valori, atteggiamenti, emozioni che ruotano intorno alla scuola e all’apprendimento in generale sono un ottimo materiale di base per cominciare a conoscersi.

Solitamente i ragazzi mi guardano come se fossi strana perchè faccio loro domande e non do risposte, non impongo un “DEVI FARE COSì” ma propongo di sperimentare. Inizialmente, per alcuni può essere difficile accettare l’idea che non è questione di non comprensione di un argomento, di mancanza di spiegazione quanto piuttosto di modalità poco adatta di approccio al problema, cadono più volte sul loro desiderio di affacciarsi allo studio così come viene, leggo e va bene così… con tanta fretta!

Tendenzialmente riflettere sul proprio metodo di studio permette anche di aprire una strada verso una maggiore consapevolezza del proprio stile di apprendimento e conoscere il proprio stile di apprendimento può essere facilitante perchè permette ai ragazzi di usare canali più semplici per affrontare i problemi. Riconoscere il proprio stile di apprendimento però non significa appiccicarsi addosso un’etichetta difficile da togliere, quanto piuttosto scoprire qualcosa di più di sè e in caso allargare il proprio orizzonte di possibilità.

 

 

Counselling scolastico

giovedì, marzo 31st, 2011

Da molti anni mi capita di accompagnare i ragazzi delle scuole medie e superiori nelle loro difficoltà scolastiche, nelle sconfitte, nelle rinuce e nel difficile compito che è quello dello studente.

Dalla mia esperienza sul campo, le difficoltà maggiori che i ragazzi incontrano sono nel sostenere la frustrazione alla difficoltà, all’errore e all’insuccesso. Alcuni genitori, per proteggere i propri figli da queste sensazioni sgradevoli, preferiscono nel momento del disagio cambiare classe al figlio, accusare il professore oppure la scuola.

è vero, a scuola possono capitare situazioni di discriminazione, antipatie, difficoltà di relazionarsi con i docenti, ingiustizie o incompetenze professionali ma la mia opinione è che sia necessario affrontare queste situazioni senza sfuggirle.

Dayanita Singh, Poppy, 2006

La realtà che i ragazzi si trovano a fronteggiare è uno spaccato della realtà esterna, con i suoi pregi e difetti.

è difficile decidere quando si parla dei propri figli, difficile comprendere quando sia necessario un intervento e quando sia il caso lasciare gestire la situazione al ragazzo.  Importante però è che si dia una chance al ragazzo di affrontare la difficoltà, supportandolo ma non sostituendosi ad esso.

Questo aspetto del ruolo genitoriale, in adolescenza, è molto importante perchè in questa fase delicata, i genitori sono portati a confrontarsi con una esigenza educativa differente, un connubio di protezione e di libertà.

Gli adolescenti, infatti, hanno la necessità di sperimentare le proprie forze nel mondo circostante, sperimentare il loro senso di efficacia per rafforzare la propria autostima.

Ruolo dei genitori è allora proprio quello di iniziare un lento e inesorabile processo di responsabilizzazione che si può attuare solo e soltanto iniziando a delegare al ragazzo piccole responsabilità, in primis quella della gestione della propria vita scolastica.

Questo processo può avvenire solamente nel momento in cui i ragazzi hanno la possibilità di confrontarsi non solo con le vittorie e con la loro immagine di “bravi ragazzi” ma anche con quella di chi è in difficoltà. D’altronde stanno crescendo non si può pretendere che” nascano imparati”!