Archive for the ‘Educazione dei figli’ Category

FORME DI BULLISMO DIRETTO E INDIRETTO

martedì, dicembre 2nd, 2014

 

Il fenomeno del bullismo è molto spesso sottovalutato,  ignorato e inserito sotto la categoria “ragazzate” ma in realtà rappresenta una manifestazione di malessere tanto per coloro che commettono il danno quanto per quelli che lo subiscono, i primi perché a rischio di problematiche antisociali e devianti, i secondi perché rischiano un’eccessiva insicurezza caratteriale che può anche sfociare in sintomatologie di tipo depressivo.

Il bullismo e le sue manifestazioni esprimono un malessere sociale e individuale che si insinua nelle pieghe delle relazioni quotidiane tra adolescenti. Non risparmia nessuna categoria sociale né tanto meno di età e spesso passa inosservato a noi adulti perché assume forme subdole di manifestazione: risatine, commenti a mezza bocca, soprannomi offensivi, isolamento di un membro del gruppo, “scherzi” offensivi.

Non sempre si arriva a forme di violenza fisica, anzi più spesso chi adotta comportamenti da bullo lo fa in modo indiretto anche se continuo e pressante.

 

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©Thomas Hoepker

Il bullismo comprende allora abusi di tipo psicologico, emotivo, sociale o fisico da parte di un soggetto nei confronti di un altro. Prevede, pertanto atteggiamenti e azioni che investono la sfera verbale fisica, comportamenti antisociali quali l’esclusione, calunnie, linguaggio del corpo aggressivo e molestie sessuali (Olweus, 2001)

BULLISMO DIRETTO

  • abuso verbale: offese verbali, criticismo scorretto, insulti, soprannomi offensivi
  • abuso gestuale: gesti minacciosi od osceni, sguardi minacciosi
  • abuso fisico: percosse, buttare oggetti, utilizzare un’arma
  • bullismo relazionale: formare apertamente una coalizione contro qualcuno

BULLISMO INDIRETTO

  • abuso verbalepersuadere un’altra persona a criticare o insultare qualcuno. Diffondere pettegolezzi malevoli. Telefonate anonime, e-mail, sms, mms
  • abuso gestuale: allontanare o distogliere deliberatamente lo sguardo per ignorare qualcuno
  • abuso fisico: far sì che un’altra persona aggredisca qualcuno. Spostare o nascondere oggetti personali
  • bullismo relazionale: persuadere un’altra persona ed escludere qualcuno

 

 

 

Ritorno alla routine familiare e ultimi compiti da fare: come aiutare i propri figli?

lunedì, settembre 1st, 2014

Tocca a tutti prima o poi tornare dalle ferie e settembre è il mese più difficile non solo per chi ritorna al lavoro, allo stress quotidiano, ed ai problemi ma anche per i propri figli. Hanno avuto mesi di libertà, sole e divertimento e sicuramente grazie anche al vostro aiuto o autonomamente, hanno quasi finito i compiti delle vacanze ma tra pochi giorni li aspetta il ritorno a scuola, ore chiusi in una classe, ascoltare le lezioni, interrogazioni in vista e gestione dei rapporti con i propri compagni e con i professori insomma anche per i nostri figli settembre può essere un mese stressante. Per non parlare poi di chi invece sta per fare gli esami di riparazione e studia già in modo intenso da qualche settimana oppure di chi si appresta ad iniziare un nuovo ciclo di studi

baby yoga

Come possiamo aiutarli?

1. Il primo consiglio che mi sento di darvi è quello di strutturare una routine familiare nelle settimane prima dell’ingresso a scuola in modo da aiutare i vostri figli ad abituarsi ai ritmi di città. La mattina i compiti poi pranzo ed il pomeriggio, se potete, inserite qualche attività che li possa interessare e che possa essere vicina a ciò che studiano ( es. visita ad un museo, orto botanico, cucinare con voi …) magari da fare insieme a voi o ai nonni.

2. Comprendeteli se sono un po’ nervosi o più capricciosi, capita anche a voi di essere intrattabili al ritorno al lavoro? aiutateli a trovare qualcosa che gli piace in ciò che fanno.

3. Questo consiglio per me è valido sempre: quando i vostri figli studiano se li aiutate e seguite, non vi sostituite a loro per nessun motivo ma assumete la funzione di collegamento con il mondo reale, con l’esterno. Fare  collegamenti con film, musiche, libri o storie familiari li aiuta a fissare i concetti e rende lo studio più vivo! non vi spaventate di “perdere tempo” lo studio è un piacere e non solo una performance da eseguire! Aiutateli a crescere!

4. Non sminuite mai la quantità di studio che hanno da affrontare. “Qualche paginetta” per voi, per loro potrebbe essere una montagna insormontabile soprattutto se sono alle elementari ed ancora non sono abituati ai compiti. Aggiungete poi che vengono dai mesi estivi in cui hanno trascorso davvero poco tempo seduti, concentrati e in silenzio a svolgere un’attività.

5. Guardate i vostri figli per chi realmente sono, considerando le loro tappe di sviluppo ed il loro carattere: non potete pretendere che ripeta la lezione come voi facevate a scuola perché i vostri ricordi risalgono al periodo degli ultimi anni di scuola per cui verosimilmente a quando avevate diciotto anni! Accogliete invece i loro progressi e partite da ciò che interessa loro! (questo è il mio mantra!)

Mamma che stress!

giovedì, marzo 27th, 2014

Come reagiamo allo stress? Conoscere le nostre strategie di fronteggiamento allo stress può esserci molto utile nel momento in cui siamo alle prese con i cambiamenti in famiglia, con un nuovo membro in arrivo e con tutte le gioie ed i dolori che questo arrivo comporta.

stress2

Potrebbe allora essere utile utilizzare anche nuove strategie, piccoli accorgimenti che possono però aiutare la coppia dei genitori a vivere il nuovo arrivo in serenità.

Qui sotto un mio articolo sull’argomento:

http://www.psicocitta.it/articoli-psicologi/324-mamma-stress-3413.php

Raccolta di articoli sulla Maternità e Genitorialità

lunedì, settembre 23rd, 2013

Qui di seguito una serie di link a miei articoli scritti in merito al tema Maternità e Genitorialità:

Famiglia

Maternità e sostegno psicologico:

L’evoluzione della donna in gravidanza: nascita di una madre. Cambiamenti, costruzione e ricostruzione della propria immagine e identità personale. http://www.psicocitta.it/articoli-psicologi/231-maternita-e-sostegno-psicologico.php

Elaborazione della relazione con il proprio bambino, l’incontro e la comunicazione con il “nuovo arrivato”. Consulenza genitoriale: un valido strumento per allargare il panorama delle possibili azioni.http://www.psicocitta.it/articoli-psicologi/274-paura-di-sbagliare-aiuto-alle-mamme.php

 

Gravidanza e genitorialità:

Il parto: ad ognuno il suo! L’arrivo del bambino integrazione nella propria vita personale e di coppia. http://www.psicocitta.it/articoli-psicologi/268-gravidanza-e-genitorialita.php

Il corpo in gravidanza: vissuti emotivi, difficoltà e piacere

http://www.psicocitta.it/articoli-psicologi/283-donna-incinta-prima-e-dopo-il-parto.php

 

Videogiochi e nuove tecnologie: come comportarsi con i propri figli?

martedì, marzo 12th, 2013
Immagine anteprima YouTube

Glued, incollato allo schermo, nel vero senso della parola.

Il  bambino è particolarmente attratto dai videogiochi e  per nulla interessato a giocare all’aria aperta con gli altri bambini. Suona familiare?

Spesso parlando con le mamme di ragazzi adolescenti mi dicono di avere lo stesso problema, rinchiusi nella loro camera, davanti a facebook o a guardare la tv, preferiscono quel mondo a quello esterno, nonostante i loro continui solleciti e spinte…

Fa così paura il mondo esterno? oppure è semplicemente più facile relazionarsi con la tecnologia che con i propri coetanei e con il mondo lì fuori che non posso controllare, né spegnere?

Che tipo di intervento si può fare con questo problema? ovviamente dipende molto dalla situazione, ma il lavoro che si può fare è sicuramente quello di lavorare sulla relazione con loro, aiutarli ad entrare lentamente in contatto con l’altro in un ambiente protetto e nel quale possano sentirsi sicuri di non essere presi in giro, di non sentirsi inadeguati e non all’altezza. In poche parole in una situazione in cui possano sentirsi a loro agio, accettati per come sono ed anche trovare uno spazio nel quale possano condividere il loro mondo, che è fatto anche di conquiste e di soddisfazioni, che a prima vista possono apparire ” strane”, come ad esempio superare tutti i livelli di un videogioco, ma che in realtà sono ciò che li lega a quel mondo.

 

Ascoltare e comprendere il mondo dei ragazzi

lunedì, dicembre 10th, 2012

Spesso mi capita di porre domande ai ragazzi che incontro al mio studio su cosa pensano, sul loro mondo e su quali sono le loro idee. Talvolta le mie domande li spiazzano e ci vuole tempo perché riescano a rispondere.

Il motivo ritengo che sia questo: non sono abituati. Molti non sono abituati a qualcuno che chieda loro di raccontarsi e di riflettere su se stessi, perciò il più delle volte hanno paura a rispondere perchè temono di sbagliare, di essere giudicati,  oppure perchè proprio non hanno nessuna idea, come se non si sentissero in grado. Ma l’individuazione, la crescita avviene anche attraverso questi passaggi, ovvero la percezione di essere portatore di idee proprie sul mondo, sulle scelte e sulla vita.

Ricordo un ragazzo che alle mie domande sull’immaginare qualcosa di suo mi guardava basito come se parlassi una lingua sconosciuta. Mi diceva che non lo sapeva fare, era come perso dietro al compito, come se non fosse preparato, di solito le richieste che gli venivano fatte erano di ripetere le nozioni apprese o le idee di altri . Avevo la sensazione che nessuno fino a quel momento avesse chiesto a quel ragazzo cosa pensasse di un dato argomento, che idea se n’era fatto, qual’era la sua opinione.

Quante domande poniamo ai ragazzi con il reale intento di ascoltare la loro opinione, senza giudicarla infantile o presa da altri? Far domande stimola a pensare, crea curiosità nell’altro e di conseguenza chi le riceve si incuriosisce anche su se stesso ed inizia un percorso di autoconoscenza e di crescita.

Cosa ti piace?

A questa domanda la risposta contempla raramente gli argomenti di studio, eppure anche lì ci si può inserire perché da lì nasce la motivazione: cosa li fa emozionare o interessare, incuriosire e talvolta arrabbiare?

A questo proposito mi viene in mente una ragazza che ho incontrato, seguiva il filo del suo interesse, di ciò che la faceva entusiasmare disegnando associazioni iconografiche e simboliche sugli argomenti che studiava, creando veri e propri “quadri di studio”, che rappresentavano gli argomenti che stava studiando, erano una sorta di appunti per immagini.

Ovviamente il salto logico che la portava a sintetizzare in immagini simboliche e lo sforzo di pensare ad una rappresentazione è proprio ciò che intendo quando parlo di far proprio ciò che si sta studiando, farlo diventare patrimonio interiore. Ascoltandola raccontare quelle immagini avevo la sensazione di andare oltre i concetti e le nozioni, oltre le battaglie e le date storiche che erano l’argomento di studio, ero dentro ad un processo più ampio, ad un ragionamento più alto e affascinante: ero entrata nel suo mondo e lo osservavo con grande interesse.

Il lavoro con questa ragazza si è concentrato nel portare l’interesse anche su quegli argomenti per lei troppo distanti e che impulsivamente rifiutava di netto. La tecnica iconografica che lei utilizzava allora, poteva essere un tramite, un modo per rendere interessante ai suoi occhi anche qualcosa che in quel momento non lo era.  L’esame di maturità che ha affrontato è andato benissimo ed io credo anche perchè è riuscita ad entusiasmare i professori con la sua passione.

Ma allora qual’è la leva per la motivazione?

Per me è partire dal mondo dell’altro e dai sui interessi, da piccole cose che spesso non vengono valorizzate perché considerate poco in sintonia con il metodo di studio o con l’idea che ci si è fatti del modo in cui un ragazzo debba essere, comportarsi, agire. Bisogna provare ad essere aperti a qualcosa di nuovo che si colora di entusiasmo e di interesse nel momento in cui non è imposto ma parte proprio dal ragazzo stesso.

Ascoltare, cogliere e valorizzare perciò possono essere una chiave per lavorare sulla motivazione.

 

Adolescenti, studio e motivazione

martedì, dicembre 4th, 2012

Ho iniziato dai tempi dell’università a seguire adolescenti con difficoltà nello studio, disturbi dell’apprendimento e ritardo. Mi interessava soprattutto poter essere utile in quei pomeriggi di studio che ai ragazzi sembravano interminabili.

In adolescenza non sono mai stata la prima della classe, non avevo molta voglia di studiare e talvolta passavo i miei pomeriggi seduta alla scrivania con lo sguardo perso nel vuoto senza combinare un granché.

Sapevo che mia madre era nell’altra stanza e che si aspettava da me un comportamento maturo, comunque non riuscivo a concentrarmi pur sforzandomi.

Poi è arrivata l’amicizia e con essa le cose sono cambiate, ho trovato qualcuno con cui poter condividere il peso dei compiti, le ansie delle interrogazioni e anche la noia. Ci si spronava a vicenda e a volte no, ma faceva parte del gioco, anche perchè i momenti di noia si trasformavano subito in momenti divertenti e allora tornare al lavoro dopo era più facile.

Ma perchè parlare della mia esperienza scolastica? perchè per poter fare il mio lavoro, oltre che appoggiarmi alle teorie e agli studi sull’argomento, ho attinto più volte ai miei ricordi per poter ricordare le difficoltà che avevo nell’affrontare le materie ed entrare maggiormente in contatto con il ragazzo o la ragazza che ho di fronte, con i loro blocchi e le loro paure. Richiamo alla mia memoria anche la luce che ho iniziato a vedere nel momento in cui lo studio è diventato qualcosa di divertente, i verbi di greco da imparare a memoria una sfida, le interrogazioni di italiano un approfondimento e lo studio si è trasformato in uno strumento di relazione.

Qui vengo al punto, il metodo che ho sviluppato nel tempo via via che proseguiva la mia formazione prima in Psicologia poi in Psicoterapia delle Gestalt si è basato sempre sulla relazione con il ragazzo o la ragazza che arriva al mio studio, sull’interesse verso il suo mondo ed il modo in cui si muove in esso.

Lo studio allora si può trasformare in uno strumento che serve per lavorare sul vissuto del ragazzo di fronte alle difficoltà, sull’autostima connessa ai fallimenti o ai successi sia in campo scolastico che di relazione con i coetanei, sulla ricerca del punto di interesse sul quale far perno per articolare il metodo di studio. Cosa lo muove? cosa lo spinge a trovare la motivazione per affrontare il percorso scolastico? Cosa si aspetta dal futuro e cosa non riesce ad ottenere oggi?

Il percorso con gli adolescenti e lungo e tortuoso, lungo perchè legato strettamente al percorso di crescita che non è solo interiore ma anche fisica, che è fatto di esperienze nuove e di incontri, di cambi di panorama e di cambiamenti travolgenti ma alla fine del percorso la soddisfazione è enorme! Vederli annunciare trionfanti i loro successi personali, le loro soddisfazioni e scelte fatte con il cuore e con la mente mi fa scegliere di proseguire questo lavoro, nonostante le difficoltà incontrate sulla strada! è come veder sbocciare un fiore che aveva bisogno di essere nutrito con amore perchè come ha detto qualcuno con grande esperienza:

Si impara da chi si ama…

 

Problemi scolastici in adolescenza

lunedì, ottobre 1st, 2012

“Un pensiero legato ad una tautologia: se si va bene a scuola vuol dire che si è bravi, e questo giudizio non ha bisogno di altre conferme; se si va male, non c’è nulla di lui o di lei che possa  salvarsi”.

P.Crepet

Questo concetto ben espresso dalle parole di Crepet esprime quel senso di disagio che alcuni genitori provano nel momento in cui entrano in una realtà condizionata quasi esclusivamente dal successo scolastico. Spesso basta un calo del rendimento o un brutto voto per determinare un clima di tensione in casa e forti preoccupazioni in famiglia. I genitori si sentono traditi e giudicati attraverso le pagelle dei propri figli. Percepiscono quei voti come un giudizio umiliante e definitivo su di essi che si ripercuote anche su di loro. Diventa una sconfitta personale.

In realtà c’è da distinguere tra ciò che il ragazzo è, ed il suo comportamento. “I giudizi, determinano sui ragazzi e le ragazze più fragili e in difficoltà, veri e propri disastri nei processi di autostima, con ricadute negative sulla crescita equilibrata e serena delle persone”. (F.Dell’Oro)

Da questo momento iniziano i consigli e le soluzioni al problema, inizia a cambiare la percezione verso il ragazzo o la ragazza che “prima era tanto bravo” e che ora a mala pena riesce  a stare al passo.

Si vuole risolvere il problema in tempi brevi, cercando ricette per risolvere le difficoltà. “Basta che ti impegni e vedrai! Smetti di stare sempre su Facebook ed i tuoi voti miglioreranno!”

L’aspetto emotivo nell’apprendimento

Purtroppo non sempre le soluzioni cognitivamente più giuste e logiche sono le più efficaci, perchè non tengono conto delle emozioni legate al processo di apprendimento. Lentamente i consigli diventano modi per comunicare con il proprio figlio, ripetitivi e inascoltati, perchè non parlano delle emozioni  che bloccano il processo di apprendimento, ma di azioni pratiche, se pur giuste e potenzialmente efficaci.

La paura di non farcela, il senso di frustrazione dopo una sconfitta,  l’autostima che crolla e la disillusione nella possibilità di superare l’ostacolo, la rabbia verso i professori, i genitori e se stessi, la noia e l’apatia che iniziano a serpeggiare e minare la motivazione fino a che non si preferisce lasciar stare, cambiare scuola, farsi bocciare o nei casi limite abbandonare la scuola.

Prestazione o crescita?

Talvolta per alcuni genitori è difficile accettare le difficoltà nel rendimento scolastico proprio perchè tutto il sistema scuola è orientato alla prestazione e non alla crescita. Alcuni ragazzi hanno bisogno di più tempo rispetto ad altri, hanno necessità di affrontare certi argomenti in modo più lento e approfondito di altri perchè non sempre tutto riesce subito.

Questo aspetto di miglioramento e crescita delle capacità di studio, logiche e di esposizione, spesso non viene minimamente preso in considerazione. Il ragazzo deve essere bravo da subito, per l’equazione che c’è tra studio e rendimento, ma non sempre questo discorso logico è così lineare perchè si dimentica una parte fondamentale della vita del ragazzo ovvero il suo mondo interiore, il modo in cui percepisce e vive il mondo e soprattutto il fatto che sta crescendo.

La variabile tempo

Mi è capitato spesso nella mia esperienza con adolescenti di avere la sensazione che il lavoro che stavo facendo non avesse riscontri immediati, invece i risultati si iniziavano ad ottenere con il tempo e la costanza, se pur non si vedessero cambiamenti nel breve periodo. A questo fenomeno ho sempre associato il processo di crescita, la necessità di accogliere e sperimentare nuovi metodi di studio, di far spazio alle sconfitte come naturale processo di apprendimento ed il tempo per rafforzare la propria autostima sperimentando la propria autoefficacia.

Sì perchè il più delle volte i ragazzi hanno bisogno di sostegno e accoglienza ma ad un certo punto del percorso vogliono far da soli, camminare con le proprie gambe e sperimentare da soli ciò sono in grado di fare.

Per questo incoraggio sempre i genitori ad avere pazienza ed a credere nel processo e non tanto nel risultato e nella prestazione, perchè altrimenti ci si ritrova con ragazzi che pur di far felici i genitori o di evitare una sgridata o una punizione falsificano i voti, copiano i compiti o dicono bugie. Strumenti efficaci per un certo periodo ma che sicuramente non fanno crescere!

Mettere i confini: condivisi tra i genitori, condivisi con i propri figli, confini che servono a crescere

lunedì, giugno 18th, 2012

Mi ritrovo ancora una volta ad affrontare il tema dell’adolescenza, temuta dai genitori ma inevitabile tappa di crescita dei propri figli. Ovviamente cambia il modo di viverla da persona a persona, anche noi, in questo momento se facciamo mente locale al periodo tra i 13 e i 18 anni probabilmente avremo ricordi differenti, emozioni più o meno contrastanti.

Eppure il periodo dell’adolescenza va affrontato in un modo o nell’ altro anche dai genitori che spesso si trovano a subirlo,  in un ciclone di emozioni che li mette alla prova nuovamente, proprio nel momento in cui si sentivano padroni del loro ruolo genitoriale.

Spesso mi capita di incontrare genitori che si trovano di fronte a comportamenti “strani” dei loro figli: improvvisi cambiamenti d’umore,  lontananza emotiva e fisica che i ragazzi pongono con i propri genitori, il linguaggio che cambia … Il mondo dei propri figli si allontana diventando incomprensibile e spesso molto lontano dai ricordi che i genitori stessi hanno della propria adolescenza.

In questa fase anche il nucleo genitoriale può entrare in crisi, la coppia può affrontare in modi differenti le reazioni dei figli: provando a fare il genitore-amico, irrigidendosi sulle proprie posizioni, cercando il dialogo, accettando tutto pur di evitare lo scontro…etc. Spesso le reazioni materne e paterne sono in conflitto ed uno dei due genitori si allea con il figlio entrando inevitabilmente in conflitto con il proprio partner, qui ovviamente si aggiunge il problema della presenza di due linee genitoriali in conflitto.

Per esempio se uno dei due genitori pone una regola ma l’altro non la fa rispettare perchè non la condivide, ai figli arriva un messaggio contrastante ed aggirare la regola diventa molto più facile. La conseguenza è che iniziano a mancare i confini ovvero il limite entro il quale il comportamento dei figli si può muovere.

In questa fase i confini e le regole, oltre che fatti rispettare, è importante che siano condivisi con i propri figli e non imposti, proprio perchè a quest’età i ragazzi stanno sviluppando le prime capacità decisionali, perciò confrontandosi con loro e lasciandoli liberi di decidere come attuarli può essere un’ottima occasione di crescita.

Ma in adolescenza i confini devono essere rispettati da entrambe le parti. I figli infatti, nel processo di crescita, hanno bisogno di porre dei confini per potersi distaccare dalla famiglia e creare la propria identità.

Necessitano perciò che una parte della loro vita e del loro spazio interno ed esterno sia solo loro e non più conosciuto nei più intimi dettagli dai propri genitori.

 

 

 


Nostalgia: confronto tra un presente svalutato e un passato idealizzato

lunedì, febbraio 6th, 2012

 

Immagine anteprima YouTube

Vorrei partire da questa citazione dell’ultimo film di Woody Allen, non uno dei suoi più riusciti, ma in ogni caso utile per questo messaggio che ci lascia.

Esiste un’epoca d’oro o siamo noi che tendiamo a voler vedere il passato come un ideale di benessere?

Stiamo insegnando ai ragazzi ad avere una visione negativa del presente in cui tutto è sbagliato? Leggo le loro riflessioni sull’attualità e sul mondo e mi rendo conto che pongono sempre un confronto con il passato, un passato che non conoscono ma che gli viene trasmesso e raccontato come molto più facile.

Vero. Per certi versi lo era. Più facile, forse. I rapporti, la velocità, le informazioni. Non so.

Quello che mi stupisce e che spesso noto è che molti adolescenti già sono negativi sul futuro, già bloccano i loro sogni perchè imparano troppo presto che non si possono realizzare.

Allora quanto siamo responsabili noi di questa visione.

Per me è fondamentale aiutarli a confrontarsi con il presente e con ciò che hanno dentro, con i loro desideri, ansie e sogni.

Stiamo crescendo la generazione di domani, è necessario fare in modo che guardino il mondo con i loro occhi, che possano sperare e trovare le energie per trasformare il mondo e superare le paure.

I media hanno la loro responsabilità anch’essi.

Ogni evento che accade viene drammatizzato e la realtà che ci viene raccontata è intrisa di pericoli e di conseguenza la paura serpeggia.

Per me è stato lampante venerdì notte. Sono uscita titubante, nonostante gli allarmi e i pericoli lanciati sugli organi di informazione. Sono uscita a godermi i fiocchi di neve che scendevano su Roma addormentata.

In centro le uniche persone che ho incontrato a divertirsi in quello spettacolo naturale, a tirarsi le palle di neve e giocare erano stranieri, ragazzi americani perlopiù.

Mi sono chiesta: dove sono i ragazzi di Roma? quanto hanno dato attenzione e vincolato la loro esistenza a ciò che veniva detto al telegiornale?