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Psicoterapia

lunedì, ottobre 21st, 2013

La scelta di mettere luce negli angoli bui della nostra esistenza non è affatto semplice. Di solito la telefonata ad un terapeuta avviene nel momento di apice del proprio dolore o della propria angoscia, ma se questo non avviene talvolta cambiare idea è la via più semplice e si torna alla quotidianità fingendo che vada tutto bene.

La paura di riconoscere un problema è più forte della voglia di affrontarlo e ci diciamo che tutto sommato le cose non vanno poi così male, che possiamo risolvere i nostri problemi anche da soli, che forse era soltanto un momento e che tutto passerà.

Vero! non sempre la terapia è la soluzione di tutti i mali, non tutti hanno bisogno di questo spazio di ascolto ma per alcuni vale la pena provare prima di dire no a priori, metterci a “dieta psichica” e ridurre sempre più i nostri spazi interni.

Ci sono ferite che tornano a sanguinare ciclicamente e che noi ciclicamente tamponiamo rimandando il momento di occuparcene finché  non emerge qualcosa che ci impedisce di girarci dall’altra parte. Un po’ come nascondere la polvere sotto il tappeto, prima o poi si inizia a vedere…

Polvere

Ma chi l’ha detto che andare in terapia significa necessariamente fare una terapia lunga e profonda? alcuni  immaginano di ritrovarsi “più malati” di quello che pensavano, temono di scoprire altri dolori, mettere in dubbio lo status quo. Per non parlare poi di quanti pensano che parlare dei propri problemi li amplifichi, quando invece il più delle volte parlandone con un professionista, in grado di sostenerci e di vedere più punti di vista, può essere un modo per superarli o dissolverli come bolle di sapone.

Il fatto è che dietro la parola terapia aleggiano davvero numerose immaginazioni terrificanti e più spesso errate.

Ci tengo a sottolineare che la terapia della Gestalt, modello di psicoterapia che utilizzo, si occupa del qui e ora ovvero del momento presente e del disagio che si prova attualizzato nel presente. Una frase che ripeto sempre è “andiamo dove vuoi tu e ci fermiamo quando per te va bene”. Proprio perchè il percorso  è quello personale di chi sceglie di andare in terapia e che con i propri tempi affronta i propri nodi. Non c’è una via giusta nè sbagliata e neppure un momento giusto o sbagliato. Certo che la figura del terapeuta è anche quella di chi mostra la polvere sotto il tappeto, poi sta alla persona decidere se guardarla o meno. 

Poi, chissà se non si scoprono anche tesori nascosti sotto al tappeto…vale la pena provare!