Adolescenti, studio e motivazione

Ho iniziato dai tempi dell’università a seguire adolescenti con difficoltà nello studio, disturbi dell’apprendimento e ritardo. Mi interessava soprattutto poter essere utile in quei pomeriggi di studio che ai ragazzi sembravano interminabili.

In adolescenza non sono mai stata la prima della classe, non avevo molta voglia di studiare e talvolta passavo i miei pomeriggi seduta alla scrivania con lo sguardo perso nel vuoto senza combinare un granché.

Sapevo che mia madre era nell’altra stanza e che si aspettava da me un comportamento maturo, comunque non riuscivo a concentrarmi pur sforzandomi.

Poi è arrivata l’amicizia e con essa le cose sono cambiate, ho trovato qualcuno con cui poter condividere il peso dei compiti, le ansie delle interrogazioni e anche la noia. Ci si spronava a vicenda e a volte no, ma faceva parte del gioco, anche perchè i momenti di noia si trasformavano subito in momenti divertenti e allora tornare al lavoro dopo era più facile.

Ma perchè parlare della mia esperienza scolastica? perchè per poter fare il mio lavoro, oltre che appoggiarmi alle teorie e agli studi sull’argomento, ho attinto più volte ai miei ricordi per poter ricordare le difficoltà che avevo nell’affrontare le materie ed entrare maggiormente in contatto con il ragazzo o la ragazza che ho di fronte, con i loro blocchi e le loro paure. Richiamo alla mia memoria anche la luce che ho iniziato a vedere nel momento in cui lo studio è diventato qualcosa di divertente, i verbi di greco da imparare a memoria una sfida, le interrogazioni di italiano un approfondimento e lo studio si è trasformato in uno strumento di relazione.

Qui vengo al punto, il metodo che ho sviluppato nel tempo via via che proseguiva la mia formazione prima in Psicologia poi in Psicoterapia delle Gestalt si è basato sempre sulla relazione con il ragazzo o la ragazza che arriva al mio studio, sull’interesse verso il suo mondo ed il modo in cui si muove in esso.

Lo studio allora si può trasformare in uno strumento che serve per lavorare sul vissuto del ragazzo di fronte alle difficoltà, sull’autostima connessa ai fallimenti o ai successi sia in campo scolastico che di relazione con i coetanei, sulla ricerca del punto di interesse sul quale far perno per articolare il metodo di studio. Cosa lo muove? cosa lo spinge a trovare la motivazione per affrontare il percorso scolastico? Cosa si aspetta dal futuro e cosa non riesce ad ottenere oggi?

Il percorso con gli adolescenti e lungo e tortuoso, lungo perchè legato strettamente al percorso di crescita che non è solo interiore ma anche fisica, che è fatto di esperienze nuove e di incontri, di cambi di panorama e di cambiamenti travolgenti ma alla fine del percorso la soddisfazione è enorme! Vederli annunciare trionfanti i loro successi personali, le loro soddisfazioni e scelte fatte con il cuore e con la mente mi fa scegliere di proseguire questo lavoro, nonostante le difficoltà incontrate sulla strada! è come veder sbocciare un fiore che aveva bisogno di essere nutrito con amore perchè come ha detto qualcuno con grande esperienza:

Si impara da chi si ama…

 

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