Archive for dicembre, 2012

Ascoltare e comprendere il mondo dei ragazzi

lunedì, dicembre 10th, 2012

Spesso mi capita di porre domande ai ragazzi che incontro al mio studio su cosa pensano, sul loro mondo e su quali sono le loro idee. Talvolta le mie domande li spiazzano e ci vuole tempo perché riescano a rispondere.

Il motivo ritengo che sia questo: non sono abituati. Molti non sono abituati a qualcuno che chieda loro di raccontarsi e di riflettere su se stessi, perciò il più delle volte hanno paura a rispondere perchè temono di sbagliare, di essere giudicati,  oppure perchè proprio non hanno nessuna idea, come se non si sentissero in grado. Ma l’individuazione, la crescita avviene anche attraverso questi passaggi, ovvero la percezione di essere portatore di idee proprie sul mondo, sulle scelte e sulla vita.

Ricordo un ragazzo che alle mie domande sull’immaginare qualcosa di suo mi guardava basito come se parlassi una lingua sconosciuta. Mi diceva che non lo sapeva fare, era come perso dietro al compito, come se non fosse preparato, di solito le richieste che gli venivano fatte erano di ripetere le nozioni apprese o le idee di altri . Avevo la sensazione che nessuno fino a quel momento avesse chiesto a quel ragazzo cosa pensasse di un dato argomento, che idea se n’era fatto, qual’era la sua opinione.

Quante domande poniamo ai ragazzi con il reale intento di ascoltare la loro opinione, senza giudicarla infantile o presa da altri? Far domande stimola a pensare, crea curiosità nell’altro e di conseguenza chi le riceve si incuriosisce anche su se stesso ed inizia un percorso di autoconoscenza e di crescita.

Cosa ti piace?

A questa domanda la risposta contempla raramente gli argomenti di studio, eppure anche lì ci si può inserire perché da lì nasce la motivazione: cosa li fa emozionare o interessare, incuriosire e talvolta arrabbiare?

A questo proposito mi viene in mente una ragazza che ho incontrato, seguiva il filo del suo interesse, di ciò che la faceva entusiasmare disegnando associazioni iconografiche e simboliche sugli argomenti che studiava, creando veri e propri “quadri di studio”, che rappresentavano gli argomenti che stava studiando, erano una sorta di appunti per immagini.

Ovviamente il salto logico che la portava a sintetizzare in immagini simboliche e lo sforzo di pensare ad una rappresentazione è proprio ciò che intendo quando parlo di far proprio ciò che si sta studiando, farlo diventare patrimonio interiore. Ascoltandola raccontare quelle immagini avevo la sensazione di andare oltre i concetti e le nozioni, oltre le battaglie e le date storiche che erano l’argomento di studio, ero dentro ad un processo più ampio, ad un ragionamento più alto e affascinante: ero entrata nel suo mondo e lo osservavo con grande interesse.

Il lavoro con questa ragazza si è concentrato nel portare l’interesse anche su quegli argomenti per lei troppo distanti e che impulsivamente rifiutava di netto. La tecnica iconografica che lei utilizzava allora, poteva essere un tramite, un modo per rendere interessante ai suoi occhi anche qualcosa che in quel momento non lo era.  L’esame di maturità che ha affrontato è andato benissimo ed io credo anche perchè è riuscita ad entusiasmare i professori con la sua passione.

Ma allora qual’è la leva per la motivazione?

Per me è partire dal mondo dell’altro e dai sui interessi, da piccole cose che spesso non vengono valorizzate perché considerate poco in sintonia con il metodo di studio o con l’idea che ci si è fatti del modo in cui un ragazzo debba essere, comportarsi, agire. Bisogna provare ad essere aperti a qualcosa di nuovo che si colora di entusiasmo e di interesse nel momento in cui non è imposto ma parte proprio dal ragazzo stesso.

Ascoltare, cogliere e valorizzare perciò possono essere una chiave per lavorare sulla motivazione.

 

Adolescenti, studio e motivazione

martedì, dicembre 4th, 2012

Ho iniziato dai tempi dell’università a seguire adolescenti con difficoltà nello studio, disturbi dell’apprendimento e ritardo. Mi interessava soprattutto poter essere utile in quei pomeriggi di studio che ai ragazzi sembravano interminabili.

In adolescenza non sono mai stata la prima della classe, non avevo molta voglia di studiare e talvolta passavo i miei pomeriggi seduta alla scrivania con lo sguardo perso nel vuoto senza combinare un granché.

Sapevo che mia madre era nell’altra stanza e che si aspettava da me un comportamento maturo, comunque non riuscivo a concentrarmi pur sforzandomi.

Poi è arrivata l’amicizia e con essa le cose sono cambiate, ho trovato qualcuno con cui poter condividere il peso dei compiti, le ansie delle interrogazioni e anche la noia. Ci si spronava a vicenda e a volte no, ma faceva parte del gioco, anche perchè i momenti di noia si trasformavano subito in momenti divertenti e allora tornare al lavoro dopo era più facile.

Ma perchè parlare della mia esperienza scolastica? perchè per poter fare il mio lavoro, oltre che appoggiarmi alle teorie e agli studi sull’argomento, ho attinto più volte ai miei ricordi per poter ricordare le difficoltà che avevo nell’affrontare le materie ed entrare maggiormente in contatto con il ragazzo o la ragazza che ho di fronte, con i loro blocchi e le loro paure. Richiamo alla mia memoria anche la luce che ho iniziato a vedere nel momento in cui lo studio è diventato qualcosa di divertente, i verbi di greco da imparare a memoria una sfida, le interrogazioni di italiano un approfondimento e lo studio si è trasformato in uno strumento di relazione.

Qui vengo al punto, il metodo che ho sviluppato nel tempo via via che proseguiva la mia formazione prima in Psicologia poi in Psicoterapia delle Gestalt si è basato sempre sulla relazione con il ragazzo o la ragazza che arriva al mio studio, sull’interesse verso il suo mondo ed il modo in cui si muove in esso.

Lo studio allora si può trasformare in uno strumento che serve per lavorare sul vissuto del ragazzo di fronte alle difficoltà, sull’autostima connessa ai fallimenti o ai successi sia in campo scolastico che di relazione con i coetanei, sulla ricerca del punto di interesse sul quale far perno per articolare il metodo di studio. Cosa lo muove? cosa lo spinge a trovare la motivazione per affrontare il percorso scolastico? Cosa si aspetta dal futuro e cosa non riesce ad ottenere oggi?

Il percorso con gli adolescenti e lungo e tortuoso, lungo perchè legato strettamente al percorso di crescita che non è solo interiore ma anche fisica, che è fatto di esperienze nuove e di incontri, di cambi di panorama e di cambiamenti travolgenti ma alla fine del percorso la soddisfazione è enorme! Vederli annunciare trionfanti i loro successi personali, le loro soddisfazioni e scelte fatte con il cuore e con la mente mi fa scegliere di proseguire questo lavoro, nonostante le difficoltà incontrate sulla strada! è come veder sbocciare un fiore che aveva bisogno di essere nutrito con amore perchè come ha detto qualcuno con grande esperienza:

Si impara da chi si ama…