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Problemi scolastici in adolescenza

lunedì, ottobre 1st, 2012

“Un pensiero legato ad una tautologia: se si va bene a scuola vuol dire che si è bravi, e questo giudizio non ha bisogno di altre conferme; se si va male, non c’è nulla di lui o di lei che possa  salvarsi”.

P.Crepet

Questo concetto ben espresso dalle parole di Crepet esprime quel senso di disagio che alcuni genitori provano nel momento in cui entrano in una realtà condizionata quasi esclusivamente dal successo scolastico. Spesso basta un calo del rendimento o un brutto voto per determinare un clima di tensione in casa e forti preoccupazioni in famiglia. I genitori si sentono traditi e giudicati attraverso le pagelle dei propri figli. Percepiscono quei voti come un giudizio umiliante e definitivo su di essi che si ripercuote anche su di loro. Diventa una sconfitta personale.

In realtà c’è da distinguere tra ciò che il ragazzo è, ed il suo comportamento. “I giudizi, determinano sui ragazzi e le ragazze più fragili e in difficoltà, veri e propri disastri nei processi di autostima, con ricadute negative sulla crescita equilibrata e serena delle persone”. (F.Dell’Oro)

Da questo momento iniziano i consigli e le soluzioni al problema, inizia a cambiare la percezione verso il ragazzo o la ragazza che “prima era tanto bravo” e che ora a mala pena riesce  a stare al passo.

Si vuole risolvere il problema in tempi brevi, cercando ricette per risolvere le difficoltà. “Basta che ti impegni e vedrai! Smetti di stare sempre su Facebook ed i tuoi voti miglioreranno!”

L’aspetto emotivo nell’apprendimento

Purtroppo non sempre le soluzioni cognitivamente più giuste e logiche sono le più efficaci, perchè non tengono conto delle emozioni legate al processo di apprendimento. Lentamente i consigli diventano modi per comunicare con il proprio figlio, ripetitivi e inascoltati, perchè non parlano delle emozioni  che bloccano il processo di apprendimento, ma di azioni pratiche, se pur giuste e potenzialmente efficaci.

La paura di non farcela, il senso di frustrazione dopo una sconfitta,  l’autostima che crolla e la disillusione nella possibilità di superare l’ostacolo, la rabbia verso i professori, i genitori e se stessi, la noia e l’apatia che iniziano a serpeggiare e minare la motivazione fino a che non si preferisce lasciar stare, cambiare scuola, farsi bocciare o nei casi limite abbandonare la scuola.

Prestazione o crescita?

Talvolta per alcuni genitori è difficile accettare le difficoltà nel rendimento scolastico proprio perchè tutto il sistema scuola è orientato alla prestazione e non alla crescita. Alcuni ragazzi hanno bisogno di più tempo rispetto ad altri, hanno necessità di affrontare certi argomenti in modo più lento e approfondito di altri perchè non sempre tutto riesce subito.

Questo aspetto di miglioramento e crescita delle capacità di studio, logiche e di esposizione, spesso non viene minimamente preso in considerazione. Il ragazzo deve essere bravo da subito, per l’equazione che c’è tra studio e rendimento, ma non sempre questo discorso logico è così lineare perchè si dimentica una parte fondamentale della vita del ragazzo ovvero il suo mondo interiore, il modo in cui percepisce e vive il mondo e soprattutto il fatto che sta crescendo.

La variabile tempo

Mi è capitato spesso nella mia esperienza con adolescenti di avere la sensazione che il lavoro che stavo facendo non avesse riscontri immediati, invece i risultati si iniziavano ad ottenere con il tempo e la costanza, se pur non si vedessero cambiamenti nel breve periodo. A questo fenomeno ho sempre associato il processo di crescita, la necessità di accogliere e sperimentare nuovi metodi di studio, di far spazio alle sconfitte come naturale processo di apprendimento ed il tempo per rafforzare la propria autostima sperimentando la propria autoefficacia.

Sì perchè il più delle volte i ragazzi hanno bisogno di sostegno e accoglienza ma ad un certo punto del percorso vogliono far da soli, camminare con le proprie gambe e sperimentare da soli ciò sono in grado di fare.

Per questo incoraggio sempre i genitori ad avere pazienza ed a credere nel processo e non tanto nel risultato e nella prestazione, perchè altrimenti ci si ritrova con ragazzi che pur di far felici i genitori o di evitare una sgridata o una punizione falsificano i voti, copiano i compiti o dicono bugie. Strumenti efficaci per un certo periodo ma che sicuramente non fanno crescere!