Genitori si nasce o si diventa?

Molte future mamme e papà, durante la gravidanza e i primi anni di vita dei figli, leggono  libri sui primi passi del bambino, sulle più recenti scoperte in fatto di maternità e di crescita sana della prole, si confrontano con esperti e con chi a più esperienza di loro rendendosi disponibili ad apprendere tutto ciò che possono per essere all’altezza di un compito pressochè sconosciuto.

Poi, quando i bambini crescono,  i genitori acquistano maggiori competenze in fatto di gestione dei capricci, giochi, litigi con i coetanei, malattie, attività da proporre, carattere dei propri figli e cose che fanno loro bene o male. Sono diventati, chi più chi meno, competenti nel loro ruolo di genitori.

Ma cosa succede quando arriva il periodo dell’adolescenza?

Le regole del gioco cambiano. Non funzionano più i metodi educativi applicati prima ed anche il modo di relazionarsi con i propri figli cambia perchè loro iniziano a crescere a vista d’occhio, non solo fisicamente ma anche nel modo di comportarsi, rispondere, decidere e studiare.

Spesso la frase ricorrente che ascolto dai genitori è :“Non lo riconosco più!”.

 

Inizia un periodo di lotta tra i figli ed il loro comportamento  e le aspettative dei genitori su come dovrebbero comportarsi. Le modalità di relazione che prima erano efficaci per convincerli a fare qualcosa ora non funzionano più, si alzano dei muri sempre più alti e le discussioni finiscono sempre nello stesso modo.

In questa fase alcuni genitori cercano sostegno e consigli da altri genitori, dagli insegnanti e talvolta da esperti, perchè effettivamente le cose sono cambiate ed talvolta mancano gli strumenti per affrontare determinate situazioni.

In che modo il sostegno di un esperto può essere utile ed efficace?

Per quanto riguarda la mia esperienza ciò che rende sereni i genitori durante un colloquio è proprio il fatto che non sono sotto processo nè loro nè i loro figli. Ovvero non c’è un modo giusto per fare il genitore perchè è un ruolo che si modifica nel corso del tempo ed è sicuramente già un grande passo quello di essere di fronte al problema e guardarlo da vicino.

Il secondo passo è quello di fare i conti con le aspettative nei confronti dei propri figli, dei sogni e delle speranze che in essi sono state riposte in tutti gli anni dell’infanzia e che ora vengono fuori nelle richieste quotidiane … devi essere più forte…. oppure  ma perchè sei così immaturo? non si motivato!  e così via. Tendenzialmente i figli cercheranno -  nel migliore dei casi di assecondare totalmente le aspettative dei genitori per essere amati, – nel peggiore di fare esattamente l’opposto di ciò che gli viene richiesto. Entrambe queste soluzioni possono essere faticose e fanno perdere di vista al ragazzo ciò che realmente vuole.

In adolescenza  in molti casi la possibilità di influire sul comportamento dei propri figli si riduce di molto perchè in quel momento il ragazzo o la ragazza stanno attraversando una fase di strutturazione della propria identità, hanno bisogno di distaccarsi per poter capire chi sono, cosa vogliono e soprattutto cosa vogliono diventare e per farlo hanno bisogno di sperimentarsi lontano dagli occhi dei loro genitori.

Molti genitori non sanno a cosa vanno incontro nel momento in cui il loro figlio entra nel periodo dell’adolescenza e molti scontri nascono proprio da questa incomprensione. Come dire è cambiata la stagione ma io continuo ad indossare i bermuda e mi ostino ogni mattina arrabbiandomi per il freddo che sento.

Bisogna imparare a muoversi in un nuovo panorama e in un nuovo clima e procedere passo passo. Per questo il mio ruolo è quello di mostrare le differenze e stimolare a trovare nuove soluzioni relazionali, ovviamente facendo i conti con le proprie emozioni, con la frustrazione e con il senso di impotenza ma allo stesso tempo riprendendo contatto con i propri figli in un modo nuovo, con una nuova curiosità e fiducia.

Si crescono i figli per 14/15 anni e per tutto quel tempo le energie e le attenzioni sono rivolte a loro, diventano il centro della vita dei genitori, la gioia e le preoccupazioni.  Soprattutto per alcune mamme che lasciano il lavoro per occuparsi dei figli, quando arriva questo momento ed i figli chiedono di lasciarli piano piano andare, è molto difficile, perchè è difficile abbandonare il ruolo di mamma a tempo pieno. Perchè per tutto quel tempo la propria realizzazione è passata attraverso i figli ed ora assistere impotenti o in lotta alla loro crescita, emancipazione ed ai loro errori è molto dura.

Qui è il momento per tornare ad occuparsi di sè, del proprio mondo e delle proprie realizzazioni per crescere affianco ai propri figli senza sostituirsi ad essi. È il migliore insegnamento che possiamo dare i nostri figli, trovare la nostra realizzazione e lottare per la nostra felicità.

 

 

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