Sogni

 

Ogni giorno mi trovo a scavare nei sogni nascosti delle persone.

Persone insoddisfatte della loro vite, che hanno scelto un percorso già scritto per loro o che hanno scelto una via più facile perché tanto sono tutti raccomandati, ci sono solo due posti l’anno per quel master, non c’è lavoro in quel settore, ho avuto i figli, mi hanno offerto un buon contratto.

© Mikael Kennedy

© Mikael Kennedy

Poi arrivano da noi: un Centro per l’Impiego,  un Servizio di orientamento.

Anche la parola mi piace, orientiamo i dispersi dalla vita lavorativa, una specie di girone dantesco in cui nessuno vorrebbe mai cadere.Delusi dall’ennesimo lavoro deludente, arrabbiati con la vita, arrabbiati con se stessi e con un senso di sconfitta addosso. Entrano in un vortice di rifiuto e di rabbia che porta altro rifiuto e rabbia. Noi li ascoltiamo sviolinare il loro rancore giusto, inappagato e stanco.

Poi facciamo una domanda: ma qual è il suo sogno? Cosa le piacerebbe fare? E la maggior parte si scioglie in lacrime. Basta solo quella parola, nascosta sotto la coltre delle azioni non fatte, dei rimpianti, del piacere nascosto e bistrattato nel fare qualcosa che li appaga.

Si sciolgono per poi tornare subito seri e dire: ho bisogno di lavorare, lasciamo stare i sogni.

Eppure quel volto, in quell’attimo si è illuminato, per un momento la rabbia è sparita lasciando spazio alla luce.

Ci appoggiamo a quello spiraglio e proviamo ad allargare il panorama, a comprendere se ci sono possibilità concrete, a provare ad incoraggiare a credere nel sogno, un po’ come se fosse un po’ più reale dal momento che anche noi lo vediamo, lo viviamo con loro, ne accogliamo i primi timidi passi.


Questo è ciò che mi spinge ad andare a lavoro al mattino, il fatto che ritroverò nei loro volti quella luce, anche solo per un attimo, una speranza che forse qualcosa è possibile, che non tutto è perduto. Un calore che li scalda e che li fa alzare da quella sedia con più energia per andare nel mondo. Forse non abbiamo fatto nulla di concreto, non abbiamo dato loro un lavoro, non li abbiamo “salvati”, ma quelle calorose strette di mano e quello sguardo diretto che ci avvolge ci racconta il contrario, ci dice che si aperto uno spiraglio nel grigio e nel buio.

Anche il girone dei dannati alla disoccupazione sembra più caldo.  Per un po’ i sorrisi si accendono e l’energia circola, a volte circolano anche dolcetti che qualcuno ha portato per ringraziarci del fatto che abbiamo avuto fiducia, nei loro sogni e nelle loro speranze.

Non lasciamo che i nostri sogni scivolino via offuscati dal quotidiano,

ci rendono più vivi…

Leave a Reply