Archive for giugno, 2009

L’immaginazione

sabato, giugno 20th, 2009

Attraverso l’immaginazione è possibile ampliare il nostro orizzonte di possibilità. In che modo sognare ci apre prospettive nuove?
In terapia, la persona può in un contesto protetto sperimentare nuove modalità di rapportarsi con il mondo, nuovi spazi da esplorare.

Spesso, infatti, riduciamo il nostro mondo e le nostre possibilità ad un universo ristretto, angusto e  soffocante.

camera52_coliseumAbelardo Morell, Camera Obscura Image of the Coliseum.

Uno status quo stabilito, nel quale ciò che ci permettiamo di fare è solo ciò che pensiamo gli altri si aspettino da noi o approvino. Ed allora la nostra vita diventa scontata, poco eccitante perchè non ci permettiamo neanche di immaginare qualcosa di diverso. Come se il solo fatto di essere adulti e cresciuti, ci abbia tolto la possibilità di immaginare altro.

Il terapeuta allora, stimola la persona ad immaginare nuove possibilità, a superare un conflitto interiore, attraverso una soluzione creativa, una sintesi che non è data nè da una parte in conflitto nè da un’altra, ma da qualcosa di completamente diverso.

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Perchè ci fa tanta paura la paura?

sabato, giugno 20th, 2009

Siete mai stati colti da una sensazione di paura senza sapere di cosa avete paura? Il cuore ci batte forte, il respiro è corto ed abbiamo soltanto voglia che questa sensazione smetta il più rapidamente possibile. Cerchiamo di fare altro, di distrarci ma lei resta appiccicata a noi per tutto il tempo.

Quando siamo in balia della paura ci sentiamo vulnerabili, perdiamo il controllo e ci sentiamo disorientati.

Tracciando una linea immaginaria della paura possiamo pensare da un lato al timore e dall’altro estremo al panico, come se percorrendo la linea ci fosse un crescendo dell’emozione provata.

La paura, comune anche agli altri esseri viventi, ha come scopo la sopravvivenza perciò in una dimensione legata al reale è sana. Le reazioni comuni alla paura sono: l’immobilità, la fuga, l’attacco, la sottomissione e tutte hanno come scopo la sopravvivenza. Ciò che si può fare ancora con la paura è che la si può affrontare.

foto-sito-gaia1© Robert and Shana ParkeHarrison

Esistono però, diversi tipi di paure che si possono suddividere in due grandi categorie, ovvero le paure reali – in cui qualcuno o qualcosa attenta alla nostra integrità fisica, mentale, emozionale o spirituale; le paure fantasmatiche – che corrispondono a tutto ciò che ci spaventa e che nello stesso tempo riduce il nostro campo di possibili azioni, tutti i no a priori che ci poniamo, limitando noi stessi e la nostra libertà interiore.

Molte volte, infatti, ciò che più vogliamo fare, più ci spaventa.

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Benessere

giovedì, giugno 4th, 2009

Cosa vuol dire star bene?

Difficile definire una volta per tutte questo concetto. Decine di volte al giorno rispondiamo alla domanda “Come stai? Bene, Grazie.” Quante volte questa risposta è congruente con il nostro sentire del momento? Quanto ci autorizziamo a sentire e ad esprimere agli altri il nostro stato d’animo? Potrei dire che dipende dal grado di confidenza che abbiamo con l’altro e al tempo stesso con noi stessi.

immagine-sito

Ma torniamo alla domanda che vuol dire star bene. La prima cosa che mi viene in mente è che non vuol dire non avere  problemi, meravigliosa meta illusionistica a cui tendere, ma trovarsi in una situazione comoda nella quale ci sentiamo a nostro agio e sopratutto che abbiamo scelto. Il benessere non è una condizione stabile, quanto piuttosto un percorso di ricerca continuo che passa dalla costante monitorizzazione delle nostre sensazioni. Come dire, per ricercare il benessere abbiamo bisogno di sentire il malessere e scegliere di fare qualcosa.

© Brent Humphreys

Certe volte scegliamo la via del “non sentire male” che porta a non sentire più neanche ciò che ci fa star bene. Ci lasciamo vivere,  non ci ascoltiamo, rimandando di giorno in giorno la decisione di affrontare il dolore che lentamente ci sta svuotando dall’interno.

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L’uomo delle Occasioni

mercoledì, giugno 3rd, 2009

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non rappresenta la mia destinazione
ma la mia vita.
Perchè l’amore mi si offrì, ma mi ritrassi per non illudermi;
il dolore bussò alla mia porta, e ne ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
Adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
ovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre alla follìa
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio -
è una barca che anela al mare, ma ne ha paura.

Edgar Lee Masters

luomo-delle-occasioni

© Robert and Shana ParkeHarrison

Ho scelto questa poesia, presa dall’Antologia di Spoon River, perchè il protagonista è il simbolo dell’uomo che ha perso le occasioni della vita. La barca con le vele ammainate non è altro che la rappresentazione di un uomo che per tutta la sua esistenza ha rinunciato a vivere, non ha avuto il coraggio di lasciarsi andare alle sue emozioni, non senza pentirsene, nell’incapacità di trovare un significato alla sua esistenza.

Il non vivere ci porta all’apatia, alla noia, al vuoto. Uscirne è difficile, perchè ci si crogiola nella vita quotidiana, nella normalità e nell’abitudine, senza lasciar spazio all’inconsueto alla novità che ogni giorno si affaccia alla nostra vita ma che spesso non vogliamo e non sappiamo cogliere.

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