Casa occupata

Nella vita ci capitano tante esperienze che mettiamo una dopo l’altra nel nostro “cassetto interno”. Quello spazio dove finiscono gli eventi che ci hanno colpito, le nostre paure, l’amore, il disamore…

Molte  volte non ci fermiamo a guardare ed assaporare le situazioni che ci capitano, tutte le sensazioni le mettiamo nel cassetto e andiamo avanti.

Che succede quando facciamo così?

struzzo

Quel cassetto comincia ad avere dimensioni proprie e quello che non vediamo sorge con una forza tutta sua e comincia ad avere un potere su di noi che non controlliamo.

Quante volte vi è capitato di decidere ” questa volta farò le cose per bene, non voglio litigare, arrabbiarmi, innervosirmi”? le famose “buone intenzioni” che ci proponiamo di seguire ed invece poi ricadiamo sempre nelle stesse modalità di comportamento.

Cosa ci ferma dall’affrontare ciò che è dentro di noi? Avete mai avuto la sensazione di andare avanti senza fermarvi?

Vogliamo condividere con voi un racconto di un autore argentino, Julio Cortázar che descrive in una forma molto bella questo meccanismo. La storia si chiama Casa Occupata e tratta della vita di un fratello e sorella che sono rimasti a vivere da soli in una grande casa antica di Buenos Aires. I giorni passano, lei si dedica a fare la maglia, lui a rileggere i suoi libri in francese. Ognuno ha lasciato passare le possibilità di matrimonio e si ritrovano in questa vita di routine dove non c’è neanche bisogno di pensare. Ad un certo punto sentono rumore in una parte della casa e decidono di non tornarci più, chiudono quelle stanze, anche se hanno lasciato lì parte delle loro cose preferite, i libri francesi, certi vestiti o ricordi a cui tenevano. Ma, piano piano le dimenticano e si abituano a vivere in quel pezzo di casa che gli è rimasta. La storia va avanti e i rumori si propagano ad altri spazi della casa, cominciano a ridurre ogni volta di più lo spazio abitabile. Limitano la loro vita fino a quando sono costretti ad uscire, perchè tutte le stanze sono ormai occupate. A quel punto decidono di chiuderla e di buttare via la chiave così che nessun’altro possa entrare e vivere in una casa già occupata.

Troviamo questa storia una bellissima metafora del nostro mondo interno. Se lasciamo che i fantasmi ci invadano, è molto probabile che ad un certo punto diventeremo estranei a noi stessi. La casa è come se fosse il nostro mondo interno ogni volta che rinunciamo ad esplorarne qualche angolo buio, popolato di fantasmi, ci perdiamo una parte di noi, rischiando di ritrovarci a vivere fuori di casa.

Nella vostra “casa interna” ci sono luoghi bui o polverosi in cui non vi azzardate mai ad entrare?

Cosa ve lo impedisce?

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