Ti racconto com’ero. Video diario emozionale

gennaio 16th, 2015
Ti racconto com'ero

Quanto è importante per un bambino conoscere le proprie origini?

Attraverso le nostre storie personali, il racconto delle esperienze della nostra vita, possiamo sviluppare la conoscenza e la comprensione che abbiamo di noi stessi e dei nostri rapporti con gli altri. Raccontare di sé aiuta i genitori ad elaborare la propria storia e il bambino a comprendere le proprie origini punto di partenza per uno sviluppo sano e felice.

Anche i bambini cercano di capire e dare un senso alle loro esperienze. Raccontando a vostro figlio la storia di un’esperienza potete aiutarlo ad integrarne gli eventi e i contenuti emozionali.

Il progetto nasce da un idea: dare uno spazio e un tempo ai genitori per potersi raccontare e condividere con il proprio figlio le emozioni, i pensieri e le storie legate alla loro esperienza di genitori, e di farlo attraverso un video racconto nel quale poter inserire immagini, video e audio raccolti in un collage emozionale da regalare al proprio figlio o figlia.

Il percorso arteterapeutico ha senso, sia nella misura in cui il racconto è fatto nel presente, con le emozioni di oggi, sia perché nel tempo assume un grande valore di richiamo a quei momenti, a quelle sensazioni e a quei pensieri e questo è importante sia per i genitori che per i propri figli. Sappiamo bene che i ricordi e le emozioni nel tempo si cancellano e si modificano ed è per questo che diamo un grande valore alla fotografia e ai filmini di famiglia, perchè ci aiutano a ricordare, ma pur avendo tra le mani quelle immagini, riguardando quei filmini il nostro sguardo cambia sempre e si modifica in base alle nostre emozioni del momento. In questo caso abbiamo un elemento diverso che è quello della viva voce, densa di emozioni e di vissuto.

Attraverso i nostri incontri a studio, il racconto inizia a prendere forma e realizzarsi ed i genitori hanno modo di trovare il proprio modo di raccontarsi, la libertà nell’esprimersi e vengono accompagnati da me nel loro percorso di consapevolezza e di contatto con le proprie sensazioni.

Dott.ssa Gaia Miletic

 

Domande Frequenti

 

D: La mamma e il papà potranno fare il video insieme?
R: si, potranno scegliere se farlo insieme oppure fare il percorso separatamente e poi avere un unico video
D: Chi farà il montaggio del video?

R: Lo faremo insieme! nel senso che io mi occuperò materialmente di assemblare il materiale ma la scelta dell’ordine e dei contenuti è scelta dalla coppia o dalla mamma
D: foto o video?
R: si potranno usare entrambe, sia le foto che i video accompagnati dalla voce della mamma e/o del papà
D: Chi fa le riprese?
R: se vogliono le persone possono portare dei loro video di famiglia o farli per l’occasione, oppure li possono fare  insieme a me… dipende da quello che vogliono raccontare. Potrebbero voler usare foto o video che hanno già.
D: Tu fornisci la telecamera?
R: Si
D: Da dove si comincia?
R: Si può partire  dal testo, ovvero da ciò che vorrei lasciar detto ai miei figli e poi si decidono le immagini, oppure partire da un’immagine per comporre un racconto
D: Qual’è l’obiettivo?
R: L’obiettivo è personale, con questo lavoro le mamme ed i papà trovano il loro spazio per esprimersi e raccontarsi, per riflettere su ciò che vogliono per sè e per i propri figli, per poter fissare un momento così intenso come quello del diventare genitori.

 

Reinventa Favole. Mini Laboratorio di foto-teatro

gennaio 11th, 2015

Durante la manifestazione CE L’HO CE L’HO MI MANCA promossa da Family Welcome abbiamo proposto dei mini laboratori di foto teatro.

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I bambini avevano l’opportunità, in gruppo, di reinventare una nuova favola a partire dal loro personaggio preferito e metterla in scena.

Bimbi dai 3 anni in su, hanno disegnato e creato il proprio personaggio, dandogli forma, colore e rendendoli vivi, attraverso un’animazione teatrale.

In gruppo, poi, hanno potuto creare la loro scena, in cui il proprio personaggio interagiva con quello creato dagli altri. Il risultato era una storia co-costruita che via via si snodava attraverso l’incontro dei loro mondi immaginari.

Reinventa favole

Reinventa favole

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Ciò che ci ha colpito maggiormente è stata la scelta dei loro personaggi preferiti. Ci aspettavamo che avrebbero scelto i personaggi delle favole, dei libri o dei cartoni animati ed invece inaspettatamente, alla nostra richiesta di disegnare il loro personaggio, la risposta è stata immediata ed entusiasta: ognuno aveva il suo personaggio inventato ( chi un aereo, chi un albero dai mille frutti, chi un pirata pieno di gioielli…).

Abbiamo creato uno spazio per raccontare i loro mondi fantastici e renderli reali, poterli impersonare e farli incontrare con il mondo. L’entusiasmo era fortissimo! (tanto che mi sono ritrovata ad inseguire dei bimbi  che avevano preso i super poteri dei loro personaggi e correvano per la sala della manifestazione!)

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I personaggi prendevano vita, muovendosi nello spazio teatrale creato ( e non solo!), rappresentavano  la storia immaginaria che ogni bimbo portava con sé, ma allo tempo si incontravano con il mondo degli altri.

Ogni scena è stata poi fotografata a creare un’altra storia per immagini…

Conduttori: Marco Caputi  (educatore e fotografo) e Gaia Miletic, (psicoterapeuta, arteterapeuta)

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Reinventa favole

FORME DI BULLISMO DIRETTO E INDIRETTO

dicembre 2nd, 2014

 

Il fenomeno del bullismo è molto spesso sottovalutato,  ignorato e inserito sotto la categoria “ragazzate” ma in realtà rappresenta una manifestazione di malessere tanto per coloro che commettono il danno quanto per quelli che lo subiscono, i primi perché a rischio di problematiche antisociali e devianti, i secondi perché rischiano un’eccessiva insicurezza caratteriale che può anche sfociare in sintomatologie di tipo depressivo.

Il bullismo e le sue manifestazioni esprimono un malessere sociale e individuale che si insinua nelle pieghe delle relazioni quotidiane tra adolescenti. Non risparmia nessuna categoria sociale né tanto meno di età e spesso passa inosservato a noi adulti perché assume forme subdole di manifestazione: risatine, commenti a mezza bocca, soprannomi offensivi, isolamento di un membro del gruppo, “scherzi” offensivi.

Non sempre si arriva a forme di violenza fisica, anzi più spesso chi adotta comportamenti da bullo lo fa in modo indiretto anche se continuo e pressante.

 

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©Thomas Hoepker

Il bullismo comprende allora abusi di tipo psicologico, emotivo, sociale o fisico da parte di un soggetto nei confronti di un altro. Prevede, pertanto atteggiamenti e azioni che investono la sfera verbale fisica, comportamenti antisociali quali l’esclusione, calunnie, linguaggio del corpo aggressivo e molestie sessuali (Olweus, 2001)

BULLISMO DIRETTO

  • abuso verbale: offese verbali, criticismo scorretto, insulti, soprannomi offensivi
  • abuso gestuale: gesti minacciosi od osceni, sguardi minacciosi
  • abuso fisico: percosse, buttare oggetti, utilizzare un’arma
  • bullismo relazionale: formare apertamente una coalizione contro qualcuno

BULLISMO INDIRETTO

  • abuso verbalepersuadere un’altra persona a criticare o insultare qualcuno. Diffondere pettegolezzi malevoli. Telefonate anonime, e-mail, sms, mms
  • abuso gestuale: allontanare o distogliere deliberatamente lo sguardo per ignorare qualcuno
  • abuso fisico: far sì che un’altra persona aggredisca qualcuno. Spostare o nascondere oggetti personali
  • bullismo relazionale: persuadere un’altra persona ed escludere qualcuno

 

 

 

Andare in psicoterapia: prendersi cura di sé

novembre 18th, 2014

Qualcosa per me

Quanto sono determinanti le emozioni nel processo del parto?La Legge dello Sfintere

novembre 4th, 2014

Torniamo ancora ad occuparci del parto avvalendoci della grande esperienza dell’ostetrica Ina May Gaskin. L’aspetto che più mi preme sottolineare in questa fase è proprio  di quanto le emozioni siano determinanti nel processo del parto, vediamo in che modo la Gaskin descrive questa fase:

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“Imparare a mantenere il controllo degli sfinteri è lo scopo dell’allenamento sul vasino che generalmente si fa nel secondo o terzo anno di vita per i bambini del mondo industrializzato.  Per la maggior parte delle persone che sono cresciute nelle società industriali sono necessarie alcune misure di familiarità e intimità per poter consentire ai muscoli dello sfintere di rilassarsi ed evacuare, persino in presenza di un forte stimolo. 

Gli sfinteri come ogni muscolo involontario, sono condizionati dalle emozioni; funzionano molto meglio in un’atmosfera rilassata e libera da emozioni discordanti. Forse, in quanto sono in prossimità dei nostri organi riproduttivi o, nel caso dell’uomo sono la stessa cosa, questo è il motivo per cui i bagni pubblici sono generalmente suddivisi in base al sesso.

Capire il processo del travaglio e del parto diviene più facile quando ci rendiamo conto che le aperture dell’utero (cervice) e della vagina sono anch’esse degli sfinteri. Svolgono funzioni corporee normali.

LE CARATTERISTICHE DEGLI SFINTERI

1) Gli sfinteri non obbediscono agli ordini

È una tendenza abbastanza comune negli ospedali della maggior parte dei Paesi industrializzati quella di chiedere strenuamente alla donna in travaglio di spingere non appena abbia raggiunto la dilatazione completa. Tali ordini vengono spesso dati senza la consapevolezza che, nella maggior parte dei casi, l’urgenza di spingere nasce spontanea nella madre. L’atto di spingere avrà luogo senza che nessuno urli alla donna quando e come lo debba fare. Molte donne sono in grado di mettere al mondo i loro figli mentre si urla loro dietro, ma sarebbe meglio che ci riuscissero a dispetto di questa distrazione, non a causa di essa. Non esiste un’urgenza corporea più pressante che quella delle contrazioni uterine che spingono il bambino nel canale del parto una volta che la cervice è completamente dilatata. 

Coloro che non hanno mai provato cosa sia partorire mentre qualcuno ti dice cosa devi fare, possono meglio comprendere come ciò possa interferire, immaginando come ci si possa sentire a fare la cacca con un estraneo che ti dà gli ordini a pochi centimetri di distanza.

2) Gli sfinteri funzionano meglio in un’atmosfera familiare e intima 

Vi è mai capitato di soffrire di stitichezza in viaggio e di risolvere il problema appena arrivati a casa?

3) Gli sfinteri si possono chiudere all’improvviso quando la persona è disarmata e spaventata

Gli sfinteri si possono “retrarre” senza alcun atto volontario del soggetto. La contrazione improvvisa di un muscolo dello sfintere già rilassato è dovuta a una reazione basata sulla paura; questo fa parte della naturale reazione del “mordi e fuggi” di quando si percepisce un pericolo.

Cosa c’è di più misterioso di un processo corporeo in grado di cambiare a seconda di chi ti trovi vicino? 

La presenza di uomini o donne  estranei alla partoriente può inibire il travaglio? Sono certa che la risposta alla domanda sia sì. La presenza di un estraneo nella camera, sopratutto se si tratta di un uomo che non sia il compagno della donna in travaglio, frequentemente (anche se non sempre) rallenta o blocca il travaglio. 

4) Ridere favorisce l’apertura degli sfinteri

Le endorfine, oppiacei naturali che inibiscono il dolore, sono efficaci all’istante e non hanno alcuna controindicazione. Un sorriso fa bene, una risata fa meglio. Una buona risata che viene dalla pancia costituisce una delle migliori forme di analgesia. Ovviamente so che è dura per chi ha avuto un travaglio doloroso credere che una risata avrebbe potuto eliminare il dolore. Comunque sia, solo chi lo ha provato sa cosa significa.

5) La respirazione lenta e profonda aiuta l’apertura degli sfinteri

Una respirazione addominale profonda provoca un generale rilassamento dei muscoli del corpo, specialmente quelli del pavimento pelvico.

6) Immergersi in acqua calda

Immergersi in una vasca di acqua calda può essere estremamente calmante per una donna in travaglio. Tenere i muscoli rigidi è molto difficile quando ci si trova nell’acqua.

7) Il rilassamento della mascella e della bocca rilascia la tensione dei muscoli perineali

Questa tattica di rilassamento ha evitato e diminuito lacerazioni ed episiotomie nel corso degli anni. La maggior parte delle donne riesce ad immaginarsi meglio un rilassamento della bocca piuttosto che uno del proprio ano. Comprendere la connessione tra l’alto e il basso può affievolire il dolore e la spiacevole sensazione di costipazione, la tensione di tipo premestruale, i crampi mestruali, il travaglio, il parto e i dolori che lo seguono. Se senti che stai digrignando i denti o serrando la mascella, fermati! Fai un bel respiro profondo ed espira, rilassando i muscoli della bocca e della gola. Questo effetto viene rafforzato se si emette anche un suono al movimento dell’espirazione. Il suono dovrà essere sufficientemente basso da far vibrare la cassa toracica. Non tutte le donne sono delle cantanti professioniste ma ognuna può intonare qualcosa mentre sta per partorire. Cantare porta al massimo la capacità di apertura degli sfinteri. I suoni migliori sono quelli che vengono dal profondo del corpo, quelli che fanno vibrare l’intera cassa toracica. Persino una donna che non emette alcun suono mentre partorisce può deliberatamente mettere la bocca e la gola in posizione sciolta e libera mentre spinge. Se tiene la bocca aperta piuttosto che serrare la mascella, il suo perineo reagirà adeguatamente. 

Sviluppare e comprendere la Legge dello Sfintere è una parte importante del processo mente/corpo. Poiché la fiducia è un sentimento potente e valido, è fondamentale per le donne incinte essere assistite da persone di cui si fidano. L’amore costituisce un’altra emozione che dà loro sollievo e tranquillità. Fiducia e amore rendono possibile il rilassamento. Io credo che le migliori ostetriche siano quelle che provano una speciale gentilezza e affetto per le donne di cui si prendono cura.

Quando la madre prova affetto e fiducia nei confronti della sua ostetrica o del suo medico, troverà molto più facile rilassarsi in presenza di questa persona. Questo sentimento di sicurezza non renderà solo il travaglio e il parto più efficaci ma li renderà anche meno dolorosi.”

 

 

Andare oltre la propria zona di confort: appunti di maternità

novembre 3rd, 2014

“Guardo mio figlio tentare di raggiungere un oggetto lontano da lui –  si sforza in ogni modo ma ancora non ha capito come spingersi sulle gambe. Raggiunge un oggetto più vicino allungano la mano. Lo afferra per poi lanciarlo un secondo dopo alla stessa distanza di quello più lontano e ricominciare la battaglia per raggiungerlo. Lo osservo per un po’, si arrabbia, mugugna e diventa tutto rosso. A questo punto intervengo avvicinandogli l’oggetto. Non sembra contento del mio gesto, anzi per tutta risposta lo lancia ancora più lontano e ricomincia il suo tran tran.”  

 

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Rileggendo questi miei appunti  di maternità inizio a riflettere su un tema a me caro:gli obiettivi, il desiderio di raggiungerli e la determinazione nell’affrontare il percorso. Ovviamente mio figlio si stava allenando per imparare a gattonare ed il mio gesto di estrema sollecitudine non era gradito perché toglieva il gusto del piacere nell’ottenere l’oggetto e soprattutto perché ciò che voleva non era l’oggetto in sé ma la capacità di muoversi liberamente. Oggi mi è più chiaro vedendo la sua faccia soddisfatta mentre trotterella per casa.

Questo testo però mi sembra un’ottima metafora di ciò che significa andare oltre la propria zona di confort, ovvero mettersi alla prova in qualcosa di nuovo che ci stimola, ci appassiona e ci fa crescere e sperimentare nuove prospettive. Per farlo dobbiamo rischiare. Potrà capitare di trovarci in una situazione scomoda, faticosa oppure potremmo non sentirci subito bravi nel fare una cosa, ma se proviamo ad andare oltre al nostro status quo potremmo scoprire qualcosa di nuovo di noi e del mondo.

I bambini cercano altezza e noi in cosa ci possiamo sfidare? Cosa possiamo fare per andare un po’ più lontano nel nostro orizzonte di vita? Quale sfida continuiamo a rimandare? Quale desiderio lasciamo nel cassetto?

 

Incontri del Sabato

ottobre 28th, 2014

 

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“Diventare madre è il risultato del lavoro che ogni donna compie sul paesaggio della sua mente, e il frutto di tale lavoro è l’assetto materno, un campo dell’esperienza intimo e profondo. [...] La nascita di una madre non ha luogo in un momento specifico, ben definito nel tempo e carico di drammaticità, ma emerge gradualmente dal lavoro che si è andato cumulando nei molti mesi precedenti e successivi all’effettiva nascita del bambino.” Daniel N. Stern

Lo studio di Psicoterapia Contatto Creativo della Dott.ssa Gaia Miletic, Psicoterapeuta della Gestalt, offre diverse tipologie di supporto alle donna ed alla coppia prima e dopo il parto:

INCONTRI INDIVIDUALI

Madri in viaggio: le emozioni i primi mesi della gravidanza

Incontri individuali di supporto nel momento in cui tutto è in cambiamento, le emozioni sono intense e si possono attraversare momenti di dubbi e incertezze.

Quando la gravidanza si interrompe: uno spazio per parlarne

Un momento nel quale è possibile dar voce alle emozioni che emergono, per lasciare spazio emotivo ad una nuova possibilità.

INCONTRI DI GRUPPO

Nascita di una madre. Percorso di accompagnamento alla nascita

Un percorso, in collaborazione con l’Ostetrica Federica Tascione, dedicato ai futuri genitori. Per vivere una gravidanza serena, stare bene nel proprio corpo e nella mente e scoprire nuove sensazioni che vi avvicinano al vostro bambino.

STUDIO MEDICO MD14

Via Marianna Dionigi, 29 
 Scala A interno 3
Zona Prati – Roma

Per info: 349 5232070

miletic.gaia@yahoo.it

Perché il dolore del parto è diverso da qualsiasi altro dolore?

ottobre 28th, 2014

Il dolore è una reazione fisica che ci permette la sopravvivenza, senza il dolore non capiremmo quali sono i comportamenti o le situazioni pericolose e senza la percezione del pericolo abbiamo molte più probabilità di non sopravvivere.

La prima reazione che abbiamo di fronte ad esso é quella di volercene liberare immediatamente e questo ci spinge ovviamente a cambiare qualcosa nella situazione in cui stiamo: prendere una medicina, allungare la schiena, cambiare posizione, allontanarci dal fuoco, fuggire etc..

Ma nel momento del travaglio ciò che cambia è che il dolore che stiamo provando non dipende da una ferita o da qualcosa che ci sta colpendo ma è un aspetto fisiologico del corpo, causa e scopo di questo dolore sono molto diversi da ciò che conosciamo: la causa sono le contrazioni lo scopo è la nascita di vostro figlio!

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A livello psicologico direi che cambia molto! Non è un dolore dal quale dobbiamo difenderci quanto piuttosto provare ad attraversarlo. E qual’è il modo migliore per attraversare il dolore? il respiro che ci permette di allentare la tensione dei muscoli, reazione di difesa che il nostro corpo mette in atto di fronte al dolore.

Lo so sembra banale ma se ci fate caso nel momento in cui proviamo dolore e successivamente ci spaventiamo per ciò che ci sta succedendo,  la prima cosa che succede è che andiamo in apnea.

Proprio nel momento in cui il nostro corpo la fa da padrone, nel senso che è al centro di tutto e sembra seguire un suo flusso, molte donne possono sentirsi prive di controllo ed entrare in panico o spaventarsi.

Ecco cosa ci dice Ina May Gaskin, ostetrica americana di lunga esperienza:

Potrebbe capitare di sentirsi terribilmente lacerate  ma i modi calmi e comprensivi dell’ostetrica e le sue parole possono comunicare che non vi è alcuna lacerazione in atto. La consapevolezza in questi momenti è così rassicurante che spesso è possibile percepire il dolore che diminuisce o le proprie capacità di sopportazione che aumentano.

Controllare il respiro ed i propri pensieri, allora può essere fondamentale. Prepararsi a questo lo è altrettanto! Non è così automatico trovare un’ostetrica dai modi calmi e comprensivi perciò sta a noi preparaci.

Qui di seguito una seconda citazione di Ina May Gaskin:

Quando ci si ferisce e si sente dolore, il messaggio del dolore è: “Vattene via!” oppure “Difenditi, sei stato colpito”. Questo è un tipo di informazione legata all’istinto di sopravvivenza. Il messaggio mandato dal dolore del parto è completamente differente. Dice ” Rilassa i tuoi muscoli pelvici. Lasciati andare, arrenditi. Segui la marea, non combatterla perché è più grande di te”. Questo è molto diverso  rispetto al “Proteggiti!” o al “Vattene” che seguono una ferita. 

Eppure molte donne reagiscono al dolore del travaglio nello stesso modo in cui reagiscono quando si feriscono. Pensano di poterlo curare e sentono di non trarne alcun vantaggio dal provarlo senza l’ausilio di medicinali. Non sanno che un cambiamento di posizione, di atteggiamento, di atmosfera nella sala parto e di tutta una serie di altri fattori sono in grado di cambiare bruscamente le sensazioni interne del travaglio.

Il termine stesso CONTRAZIONE non ci aiuta molto a livello mentale perché ci comunica un’idea di rigidità e blocco, se invece ci concentriamo su un termine diverso, come ad esempio quello di SENSAZIONE possiamo provare a “respirarci sopra”, come le onde del mare che aumentano via via che il travaglio prosegue.

Lo so ad alcune potrà sembrare assurdo, ma vale la pena provare!

 

 

La storia di una nascita

ottobre 17th, 2014

Questa lettera è stata per me una spinta per procedere in questo percorso accanto alle “madri in viaggio” e vorrei ringraziare la persona che si è lasciata accompagnare dalle mie parole perché mi ha spinto a pensare che il lavoro che si può fare è importante… Grazie

Cara Gaia, ti scrivo dall’ospedale, con il mio fagottino sdraiato accanto, appoggiato al mio seno dal quale già non riesce a staccarsi durante la notte, anche solo per dormirci sopra o metterci una manina… Ho partorito l’8 un bel bimbo di nome XXX, un piccolo cucciolo gigante di 4180grammi e 56 cm… Anzi abbiamo partorito, io e mio marito insieme, perché da sola non avrei saputo gestire l’induzione farmacologica del parto, la fase del travaglio lunga e dolorosa, l’epidurale che purtroppo non ha avuto alcun effetto su di me per un mio problema di metabolizzazione degli anestetici, e la fase espulsiva fatta nature… Con tanto di episiotomia e chiusura della lacerazione con punti a freddo, senza possibilità di essere anestetizzata… Insomma dalle 11,30 del 7 alle 19,40 dell’8 non è stato facile rimanere concentrata, evitare di andare fuori di testa e pensare a tutto quel dolore come ad un’ultima fase di un viaggio importante, da vivere in pienezza e non solo da superare e oltrepassare…
Nascita di una madre
E ti volevo ringraziare perché le tue parole e le tue confidenze preziose mi hanno accompagnato silenziosamente lungo tutto il travaglio… Mi hanno permesso di mettermi nelle mani di mio marito che mi ha guidato nella respirazione e nel vivere le contrazioni fino in fondo, attraversandole con coraggio, dall’inizio alla fine… Mi hanno aiutato nella fase espulsiva e nell’accettazione di quel dolore che purtroppo non è stato attenuato per me neanche da un’epidurale inefficace…

E così, io che ero terrorizzata anche solo al sentire la parola travaglio, mi sono trovata a partorire naturalmente un vitellino di più di 4 kg… E non sai che soddisfazione, ho ricevuto i complimenti di mio marito, quelli più importanti, orgoglioso di me per il coraggio, la forza e l’impegno dimostrato nonostante tutte le difficoltà e gli imprevisti… E anche quelli delle ostetriche e dei dottori della sala parto… E prima ancora, quelli che mi ha fatto mio figlio con i suoi occhioni quando li ha aperti per la prima volta e mi fa guardato fisso fisso…

Quindi volevo ringraziarti… Perché è vero, la fatica l’ho fatta io, ma le tue parole sono state la mia colonna sonora in quelle ore… Grazie ancora!

Corso pre parto Nascita di una madre

ottobre 13th, 2014

Finalmente  sono felice di annunciarvi che

il primo corso pre parto di Contatto Creativo  si terrà il

15 novembre 2014 a Roma presso lo Studio Medico MD14,

Via Madonna Dionigi 29  in Zona Prati.

 

Percorso di accompagnamento alla nascita

Percorso di accompagnamento alla nascita

 

Ma perché un corso pre parto?  Vi racconto la mia idea.

Premessa

Durante la mia gravidanza anche io mi sono iscritta ad un corso pre parto. Emozionata e felice ho iniziato a seguire le lezioni. Ebbene sì erano lezioni sul parto e sul RAT, il training autogeno in gravidanza. Sottolineo subito la parola lezioni perché mi sono ritrovata in un’aula con 50 altre persone, 25 coppie, che sedute su scomodissime sedie (come all’università) una volta a settimana si ritrovavano a parlare di parto e ripetere esercizi di respirazione. Ogni incontro l’ansia saliva…incontravo le altre donne in bagno e le emozioni che ci scambiavamo erano sempre le stesse…che ansia! il bagno era diventato una sorta di luogo nel quale scambiarci pareri, idee, emozioni ed anche sogni! Durante il corso non c’era spazio alcuno per la condivisione: eravamo troppi!

Iniziavo a vedere che terreno fertile di energie c’era tra noi e quanto poco era valorizzato e ascoltato… peccato! se lo facessi io farei diversamente mi ripetevo… e l’ho ripetuto per tutto il corso, tanto che alla fine ho iniziato a lavorare a questo progetto, convinta del fatto che si poteva fare molto di più di una lezione frontale e che si poteva lasciar spazio alla ricchezza che una coppia di genitori “in viaggio”, come mi piace definirli, porta con sé nei mesi prima del parto.

Nella mia esperienza di Psicoterapeuta più volte mi è capitato di seguire donne in gravidanza, vuoi perché succedeva all’interno di un percorso terapeutico già avviato, vuoi perché venivano da me proprio per un sostegno in quel periodo, e mi rendevo conto che il lavoro fatto nei nostri incontri era molto importante , perché  la persona portava con sé quella fiducia costruita durante le sedute,  anche durante il parto.

Nascita di una madre

Per questo motivo non ci sarà una lezione da imparare perché abbiamo a che fare con la vita e tutto ciò che essa ci può insegnare in questo momento ricco di possibilità e di ignoto. Ci metteremo in ascolto delle nostre emozioni, del nostro corpo e di ciò che sta avvenendo in noi.  Non si può imparare la lezione perché ogni parto è diverso, è speciale ed unico proprio come noi e come il bimbo che stiamo facendo crescere nella nostra pancia.

La conoscenza del processo della nascita ci permetterà di affrontare quei momenti con la consapevolezza di quali sono le tappe del processo, per essere pienamente padrone del nostro corpo e di ciò che sta avvenendo in noi.

Ciò che troverete sarà il vostro modo di partorire, la vostra respirazione, la consapevolezza della relazione con il vostro partner in questo momento di cambiamento e quella con il vostro bambino in arrivo ed uno spazio di condivisione libero dai giudizi.